A Sinistra, di Antonello Caporale
30 Gennaio 2026
Sono Antonello Caporale e forse ci conosciamo già. Sono qui per incamminarmi insieme a voi sulla strada, anche in questi tempi così oscuri, capace di guardare la realtà da sinistra, dalla parte politica a cui i progressisti devolvono la propria fiducia malgrado le cocenti delusioni e sempre immaginando che quella via, la strada che appunto passa alla nostra sinistra, possa essere quella giusta per vivere meglio. Ps. Inviatemi pure le vostre osservazioni, critiche o meno. La mail è questa a.caporale@ilfattoquotidiano.it
di Antonello Caporale

Quanti sono? Quanti saranno nel futuro prossimo? Possiamo fare a meno di loro?

Quanto costano all’Italia? Quanto danno all’Italia?

Parlo dei migranti e mi sembra giusto fare due conti.

Tra le accuse più ascoltate e ripetute ce n’è una che è campione degli incassi della destra.

Riassumo per i distratti: la sinistra, si dice, è stata storicamente permissiva con i migranti essenzialmente per un motivo: gli stranieri rappresentano un appetitoso bacino elettorale e l’analisi del voto conferma che dove è più alta l’incidenza degli immigrati, più alta è la percentuale dei voti a sinistra.

Secondo motivo: la sinistra avrebbe realizzato una vera e propria industria dell’accoglienza agevolando la costituzione di fantomatiche cooperative che hanno lucrato montagne di soldi.

Una sinistra che abbia stima di sé stessa e fiducia nella forza delle proprie opinioni spiegherebbe da mattina a sera agli italiani la realtà, nuda e cruda:

gli stranieri sono circa 5,2 milioni pari all’8,7% della popolazione
contribuiscono al 9% del prodotto interno lordo
rappresentano il 10% della forza lavoro
pagano 8 miliardi di euro di imposte
costano allo Stato (sanità, pensioni, servizi) un po’ di meno di quanto pagano

Possiamo fare a meno di loro?

Il declino demografico non solo ci dice che non possiamo fare a meno di loro, ma documenta che nei prossimi anni avremo bisogno di un numero ancora maggiore di lavoratori stranieri

640 mila tra il 2024 e il 2028
350 mila all’anno tra il 2035 e il 2050

Sorpresona: quando la destra è al governo chiede sempre più immigrati rispetto alla sinistra

Ora diamo un’occhiata al decreto flussi dei governi che negli anni si sono succeduti, cioè controlliamo il numero delle autorizzazioni all’ingresso in Italia di lavoratori stranieri abbiamo delle sorprese.

Breve storia dell’immigrazione in Italia

1986 – Il governo Craxi approva la legge che impone diritti uguali tra immigrati e italiani
nell’accesso ai servizi sociali (sanità, scuola, etc)
1990 – Il governo Andreotti istituisce la programmazione degli ingressi in Italia
1998 – Il governo Prodi autorizza 55mila nuovi ingressi
2002 – Legge Bossi-Fini/ Il governo Berlusconi regolarizza 542 mila domande di sanatorie di immigrati clandestini rispetto alle 694 mila giunte
2004-2005-2006 Nel triennio Berlusconi autorizza l’ingresso di altri 519.115 lavoratori
2007 Prodi autorizza 250mila nuovi ingressi
2013 Enrico Letta firma un decreto per sole 17.850 richieste di lavoratori immigrati
2014 Matteo Renzi ne accoglie solo 32.850
2015 Ancora Renzi che si ferma a 13.000 nuovi ingressi
2017 Paolo Gentiloni ne autorizza 30.850
2019 Conte I sempre 30.850
2020 Conte II ancora 30.850
2022 Giorgia Meloni invece bum: firma per 122.705 immigrati
2023 Meloni firma per altri 136mila
2024 Meloni firma per altri 181 mila
2026/28 Il governo Meloni programma l’arrivo di 497mila lavoratori stranieri

Perché la destra è più generosa della sinistra quando deve programmare il numero degli stranieri attesi in Italia?

Perché deve fare i conti con le richieste della propria base elettorale fatta di imprenditori, spesso piccoli, di artigiani e delle decine e decine di imprese agricole la cui forza lavoro è prevalentemente straniera.

Il numero dei regolarizzati, di questi nostri utili invasori, si dimezza però rispetto agli arrivi. L’idea eversiva, sulla quale la sinistra non avanza un’opposizione decente, è che le braccia richieste servano solo se spogliate di qualunque diritto.

Insomma, ci piace l’immigrato ma senza diritti. Vogliamo il lavoratore ma deve stare con la bocca chiusa e soprattutto, dopo il lavoro, sparire dalla circolazione, evitare di proporsi come un cittadino che ha anche altri bisogni (la casa per esempio, l’assistenza sanitaria, la scuola per i figli).

Di seguito un intervento di Marco Omizzolo, docente di sociologia della migrazione alla Sapienza e osservatore puntuale (e denunciante) dello sfruttamento dei lavoratori extracomunitari

Il governo Meloni li chiama invasori, ma solo per renderli schiavi o meglio ombre, eternamente
residenti negli interstizi della nostra società, tra ghetti e container, reclutati da un mercato del lavoroche li condanna a svolgere, spesso, lavori manuali, faticosi, pericolosi e poco pagati. Sono gli immigrati reclutati mediante decreto flussi, espressione perversa che indica una sorta di caporalato di Stato derivante dal desiderio, nostalgico e ideologico, di non avere persone, ma braccia, corpi usa e getta, lavoratori e lavoratrici cleanex da comandare e poi gettare in un carcere, nel mare magnum dell’illegalità italiana o in un cimitero, utili alla nostra economia e a quanti sulle politiche dell’odio conquistano consenso e voti.
Sono persone che, secondo il Ministro dell’agricoltura Lollobrigida, dovrebbero sostituirci
etnicamente. Come Mody, bangladese di 28 anni e residente in provincia di Roma da circa un anno.
Alto, robusto, spalle ricurve, non parla italiano. Lo aiuta un indiano che prima di lui ha vissuto
l’orrore del grave sfruttamento made in Italy. Mody nel 2025 in
Bangladesh ha presentato una delle 718 mila domande per entrare in Italia, a fronte delle 147 mila
quote previste dal governo Meloni, che ha poi concesso solo 83.570 nulla osta, ossia meno della
metà di quelle dichiarate, tradotti in soli 24.000 visti. Dunque, solo 1/6 delle quote previste dai
flussi sono diventate persone presenti in Italia. Molte di queste, peraltro, hanno scoperto che
l’azienda nella quale dovevano lavorare non è mai esistita o non ha più bisogno di loro, facendoli
diventare un esercito clandestino da sfruttare fino a morire. Un business esentasse e difficile da
scoprire, considerando che i controlli, da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, sono sempre
più rari. D’altro canto, la stessa Meloni lo aveva dichiarato all’inizio del suo mandato “non
disturberemo chi produce”, aveva urlato alla Camera. Intanto, le agromafie, secondo l’ultimo
rapporto Eurispes, sviluppano 25,2 miliardi di euro l’anno. Soldi, potere e voti.
“La mia famiglia – dice Mody – ha pagato circa 15 mila euro per inserirmi nelle quote previste ed
entrare regolarmente in Italia. Non pensavo fosse illegale, ma che quei soldi servissero per le varie
spese e per il compenso richiesto da un mio connazionale.”
Anche Mody scopre, giunto in Italia, che l’azienda per la quale doveva lavorare non esiste,
precipitando nella clandestinità e nel contempo alle dipendenze di un imprenditore italiano che deve chiamare padrone. “Faccio quello che mi chiede: raccolgo zucchine, sistemo le serre, porto il
trattore, diffondo diserbante. Mi paga 2 euro l’ora e mi ha detto che se vedo entrare persone in
divisa devo riprendere la mia bicicletta e andare a casa.”
Anche Satnam Singh, lavoratore indiano impiegato in una azienda agricola di Latina e che morirà in un ospedale romano dopo aver subito, il 17 giugno 2024, un gravissimo incidente sul lavoro che gli aveva reciso il braccio, era entrato mediante flussi. Il padrone italiano anziché portare Satnam in ospedale lo aveva scaricato dinnanzi casa, condannandolo di fatto a morte. Anche lui truffato,
clandestinizzato per volontà dello Stato e morto per responsabilità del padrone, che abbiamo
reimmigrato in patria in una bara anonima senza un braccio. Vergogna.

RICAPITOLIAMO

All’Italia servono i lavoratori stranieri, ed è una necessità non una scelta, effetto del declino demografico.

La base elettorale della destra, più della sinistra, è costituita da una miriade di piccole imprese che producono anche grazie a una forza lavoro proveniente dall’estero.

In agricoltura, nei servizi alle famiglie (badanti, colf etc), nel commercio questi lavoratori spesso non sono regolarizzati.

Li vogliamo al lavoro ma al costo più basso possibile e senza diritti.

I senza diritti formano però la corona illegale nelle periferie con il triste primato dei reati predatori.

Gli immigrati clandestini, gli irregolari cioè, incidono percentualmente tre/quattro volte di più degli italiani nella commissione di questi reati (rapine, furti, reati legati a stupefacenti, violenze sessuali etc).

La percentuale invece si riduce, fino ad allinearsi, in questa speciale classifica, con quella dei cittadini italiani quando gli stranieri sono in regola con il permesso di soggiorno o hanno addirittura ottenuto la cittadinanza.

La realtà è questa, solo che bisognerebbe conoscerla per illustrarla.

La sinistra lo sa?

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