A Sinistra, di Antonello Caporale
3 Luglio 2026
I politici hanno tutti i vizi e gli elettori invece ogni virtù? Mica sempre vero?
di Antonello Caporale

Ho scarsa considerazione politica di Carlo Calenda, immagino come molti di voi. Ma oggi ho visto un video nel quale Calenda ha risposto, nel modo che avrei voluto, a un ragazzo dell’età di un nostro figlio. Era un incontro, come i politici sempre più raramente organizzano (per il semplice motivo che sempre più spesso vanno giustamente deserti), tra i giovani e loro.

In questo caso il ragazzo, giacca, cravatta e occhiali da sole, ha iniziato ad assumere movenze provocatorie, insomma a prendere in giro il politico in trasferta, in gergo si dice “perculare”.

Non che sia sbagliato percularli, intendiamoci. Ma non era quello il modo e il luogo, soprattutto non in quel momento. Calenda non si è sottratto all’idea di dirne quattro al giovanotto: “Tu mi perculi, ma guarda che dovresti essere impegnato a non farti perculare dalla politica”.

Naturalmente non vorrei Calenda al governo, ma vorrei che ci fosse più consapevolezza, più forza, più peso nel contestare il Palazzo, Calenda compreso, per i danni che fa a chi quel Palazzo non lo abita. E, seppure con tutte le ragioni, non possono essere i cinquantenni, magari malamente stipendiati, o i pensionati, a comporre la prima linea della resistenza, della contestazione, dell’opposizione al Palazzo. Chi ha superato i diciott’anni o decide di correre in bici e fa il rider, o anche il cameriere, il banconista, il commesso, la commessa, guadagna quattro soldi. Chi studia fino alla laurea guadagna quattro soldi o giù di lì.

La politica è quella che è, la sua scarsa reputazione allontana dall’impegno civile tanta gente che invece dovrebbe lì trovare riparo per garantire alla propria esistenza diritti oggi svenduti.

Chi stuidia deve andare via, espatriare. Ma si può continuare così? E chi non studia, magari abita le periferie, non viene nemmeno considerato.

Se siamo in queste condizioni è anche perché riteniamo la politica non adeguata ai nostri interessi, non dignitosa per il nostro impegno e non garante del nostro prestigio sociale.

E dunque? E dunque ascoltiamo, leggiamo, osserviamo, commentiamo, contestiamo, scriviamo. ma la maggioranza di noi resta a distanza di sicurezza da quelli là.

Mi giungono centinaia di mail, e ringrazio di tanta sollecitudine e vicinanza.

La maggioranza di chi mi scrive si dichiara lontana dalla politica, delusa dalla politica, contrariata dalla politica.

Il mio ricordo va a un edpisodio di qualche anno fa: ero a Lecce per presentare un mio libro. C’erano con me Gherardo Colombo, l’illuminato magistrato di Mani pulite, e Adriana Poli Bortone, allora come oggi sindaca della città. Stava componendo la giunta ma andava a rilento. La pungolai e polemizzai per questo vizio della lentezza. Lei mi rispose: “Viene lei a fare l’assessore! Perché chiamo questo e quello ma ricevo spesso dei no, grazie. Tutti hanno da fare cose più importanti, non hanno tempo, possibilità, desiderio di mettersi in gioco”.

Io davvero non so quanto fosse sincera, però so che spesso molti di noi arretrano davanti all’eventualità di sentirsi coinvolti. E anche se le esperienze di tanti che hanno smesso di far politica raccontano di un mondo cannibale, pieno di trabochetti e di vizi, dovremmo capire che per raddrizzare le cose non basta sconfortarci, commentare delusi la situazione.

C’è bisogno di fare qualcosa in più.

Ricordate la frase di don Milani? “Cosa te ne fai delle mani pulite se le tieni in tasca?”

Il mio sogno è di vedere i ragazzi in piazza: magari brontolare, magari contestare, anche accusare, ma impedire alla politica di fargli male e proporre un altro punto di vista.

In Serbia come in Albania, per motivi distanti dai nostri ma comunque apprezzabili, migliaia di giovani hanno occupato le piazze e le strade di Belgrado e di Tirana per chiedere le dimissioni dei rispettivi governi, accusati di scelte sbagliate.

È possibile cambiare le regole del gioco. Bisogna volerlo, tutto qua.

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Sono Antonello Caporale e forse ci conosciamo già. Sono qui per incamminarmi insieme a voi sulla strada, anche in questi tempi così oscuri, capace di guardare la realtà da sinistra, dalla parte politica a cui i progressisti devolvono la propria fiducia malgrado le cocenti delusioni e sempre immaginando che quella via, la strada che appunto passa alla nostra sinistra, possa essere quella giusta per vivere meglio. Ps. Inviatemi pure le vostre osservazioni, critiche o meno. La mail è questa a.caporale@ilfattoquotidiano.it

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