A Sinistra, di Antonello Caporale
3 Aprile 2026
La love story ministeriale e la linea d'ombra dell'amichettismo come sistema di governo
di Antonello Caporale

Era l’outsider, la sfavorita. Arrivata al potere, Giorgia Meloni utilizzò una parola inglese, “underdog”, per spiegare come lei fosse e si sentisse fuori dal coro, lontana dal circuito dei potenti.

“Basta con l’amichettismo” disse indicando la corte dei miracoli di chi, grazie alle amicizie di varia intensità e levatura, scalava le vette ed entrava di diritto negli uffici vip.

La love story tra il ministro Matteo Piantedosi e Claudia Conte, miss Zelig, un po’ giornalista, un po’ conduttrice, un po’ di qua e un po’ di là, aggiorna il panorama sentimentale ministeriale del governo e aggiunge l’idea che Meloni abbia sbagliato compagni di viaggio.

Dopo i clamori di lady Boccia con Genny Sangiuliano, un altro ministro (ora ex) e un altro fuoco di passione (ora svanito), ecco il bis: Claudia da Aquino, paese della Ciociaria, che lega il suo cuore, non sappiamo da quanto tempo, a quello del ministro dell’Interno, il capo del Viminale, di sicuro il centro di potere più rilevante nel panorama governativo. E i ritratti, cioè le foto, con altri potenti che questa giornalista aggiungeva alla propria biografia, sviluppa l’idea che non era il solo Piantedosi ad aprirle le stanze.

“Altre che amichettismo, qui siamo all’amantismo” ha scritto sbalordito Mario Giordano, giornalista conservatore, dichiaratamente amico della destra, che non riesce a capacitarsi di queste curve d’amor.

La vicenda, che purtroppo di sentimento sembra avere poco e che sul nostro giornale e sul sito avrete modo di conoscere in ogni piega della propria evoluzione, conferma che in Italia il merito è una parola che sa di truffa, una vuota e ipocrita esibizione di apertura alle competenze, ai talenti, alle giovani generazioni. Agli uomini e alle donne che non devono dover contare sul proprio fisico, nè sperimentare forme oblique di conoscenza.

La vicenda Piantedosi è il più duro e potente atto di accusa su ciò che vuole essere il potere: venerato, corteggiato e – se possiamo dire – portato a letto.

Il sesso dev’essere liberato da ogni condizione mercantile e il lavoro deve essere finalmente sigillato, tenuto al riparo da ogni richiesta fuori dalle regole come anche da ogni offerta lontana dalla misura e dalla prudenza.

La sinistra dovrebbe garantire all’Italia che i meriti di ciascuno come pure i bisogni non siano trasformati in un cumulo di vergogne, di patti al chiuso, dei ricatti, dentro la linea d’ombra dell’inconfessabile.

Sono Antonello Caporale e forse ci conosciamo già. Sono qui per incamminarmi insieme a voi sulla strada, anche in questi tempi così oscuri, capace di guardare la realtà da sinistra, dalla parte politica a cui i progressisti devolvono la propria fiducia malgrado le cocenti delusioni e sempre immaginando che quella via, la strada che appunto passa alla nostra sinistra, possa essere quella giusta per vivere meglio. Ps. Inviatemi pure le vostre osservazioni, critiche o meno. La mail è questa a.caporale@ilfattoquotidiano.it

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