L’amicizia come pure l’inimicizia sono sentimenti umani che in politica, si dice, vengono lasciati fuori dalla porta.
L’amicizia, o l’inimicizia, accompagnano i nostri passi, le nostre parole, selezionano la nostra compagnia di giro, gli incontri al bar o le uscite al cinema. La politica è altro. Chi è impegnato in politica sa che essa è l’arte di negoziare posizioni differenti. Dunque nessuno è nemico. Nemmeno l’avversario di oggi che infatti può divenire l’amico di domani.
Io invece sento, magari sarà solo una suggestione, che dentro l’alleanza di centrosinistra resista al fondo un sottile strato di inimicizia, un contrasto così denso da far ritenere impossibile un cammino comune.
Quel che pare a me, e vorrei leggere la vostra sensazione, è che l’alleanza tra Pd e Cinquestelle sia pervasa da una forte inimicizia che rallenta ogni passo. Non solo diffidenza, non solo differenza, ma vera e proprio inimicizia. Settori del Pd nei confronti dei Cinquestelle e viceversa.
E sento, mi pare non sia una suggestione, che nello stesso Pd la relazione tra i cosiddetti moderati e la segretaria Schlein, l’ampia fetta di partito che la sostiene, sia contraddistinta da una diffidenza che sfocia alcune volte nell’inimicizia.
Se questa sensazione affonda i piedi nella realtà, se non è solo una suggestione ma una considerazione concreta, una valutazione abbastanza attendibile dello stato delle cose, allora capiremmo meglio perché questa alleanza stenta a decollare.
Il centrosinistra secondo me non manca, come erroneamente si dice, di un sentimento comune rispetto alle questioni concrete della vita, agli snodi cruciali cui siamo chiamati a votare: guerra, clima, tasse, lavoro, solidarietà. Penso che gli elettori dello schieramento progressista infatti abbiano valutazioni molto vicine, molto simili, a parte naturalmente distinzioni anche significative e del tutto ragionevoli, comprensibili.
Quel che temo manchi è un senso comune di amicizia, di un minimo legame, anche umano, che dia a tutti la convinzione di percorrere una via comune.
—
Sono Antonello Caporale e forse ci conosciamo già. Sono qui per incamminarmi insieme a voi sulla strada, anche in questi tempi così oscuri, capace di guardare la realtà da sinistra, dalla parte politica a cui i progressisti devolvono la propria fiducia malgrado le cocenti delusioni e sempre immaginando che quella via, la strada che appunto passa alla nostra sinistra, possa essere quella giusta per vivere meglio. Ps. Inviatemi pure le vostre osservazioni, critiche o meno. La mail è questa a.caporale@ilfattoquotidiano.it