A Sinistra, di Antonello Caporale
24 Luglio 2026
Moralista a me? Tu rubi e io pure. La questione morale e il grande sonno dell'opinione pubblica
di Antonello Caporale

Due fatti di cronaca a confronto.

Il primo: un uomo in stato di alterazione psichica muore a causa del blocco fisico effettuato dalla polizia.

Il secondo: il Parlamento nega ai magistrati l’utilizzo delle intercettazioni tra il deputato Delmastro e colui che viene ritenuto il tesoriere del clan Senese a Roma. Caroccia, questo il nome, la cui figlia diciottenne e presunta prestanome è risultata essere socia di Delmastro per la gestione delle Bisteccherie d’Italia, una serie di ristoranti da aprire nel Paese. Delmastro al momento della stipula della società era sottosegretario alla Giustizia con delega ai servizi penitenziari.

Nel primo caso l’opinione pubblica è stata attenta, impegnata a capire la dinamica del blocco, si è interrogata sulle competenze dei poliziotti, sulla congruità di questa operazione e dei soccorsi. Bologna – città dove si è verificato il fatto – è scesa in strada, sono anche seguiti incidenti dai movimenti cosiddetti antagonisti. Il mondo politico si è diviso. Giornali e tv ne hanno riferito a lungo e, presumo, ancora proveranno a spiegare la dinamica dei fatti e a indicarne le responsabilità.

Nel secondo caso il silenzio tombale. Il Parlamento, che ha opposto un rifiuto ai magistrati, ai quali dice sempre di inchinarsi in nome della superiore giustizia, non ha neanche dovuto spiegare le ragioni del rifiuto per un fatto scandaloso. Il sottosegretario (la famiglia vive in Piemonte) che avvia un’attività commerciale con la figlia appena maggiorenne di un nome noto alle forze dell’ordine per i legami con il capoclan della camorra a Roma. Il sottosegretario che viene fotografato nella bisteccheria in attività, quella di Roma, al punto da sembrare essere sua, che invita amici e colleghi deputati, e anche dirigenti del servizio penitenziario del ministero, a tavola per gustare la lombata perfetta.

Delmastro è scudato, difeso dalle guarentigie parlamentari, e non sente il dovere di spiegare perché non rinuncia a queste guarentigie. Nessuno glielo chiede. Non i giornalisti, e nemmeno l’opinione pubblica.

Società civile non solo disattenta, ma assolutamente disinteressata, lontana da qualunque forma di indignazione.

Due le possibili cause: da Mani pulite in poi troppe sono state le conclusioni innocentiste di vicende che sembravano enormi. Troppe volte infine, malgrado la contestazione, la politica, anzi il potere ha continuato per la propria strada. Facendo finta di niente. Sono nati movimenti, pensiamo ai Cinquestelle, che sembravano travolgere l’apparato ma il tempo, come si è visto, ha rimesso le cose al solito posto, diciamo così, e lo diciamo senza nessuna euforia.

Anche la sinistra è stata omissiva, è parsa non aspettare altro che si sgonfiasse questa richiesta di moralità, giudicata come una forma insana di moralismo e populismo.

Al fondo, a mio avviso, vive però una trascuratezza collettiva per l’etica pubblica.

E’ un malanno, lo chiamo così, che affligge la società civile che si accorge del suo stato di salute tra brevi intervalli che interrompono le lunghe dormite dell’opinione pubblica pronta invece a scattare per vicende più decisamente di cronaca nera fino a ossessionarsi per alcune di esse (Garlasco per tutte).

Ma durante il nostro lungo sonno il potere, in tutte le sua articolazioni, ci ripresenta il conto figlio nella sostanza della convinzione che chi governa è immune da qualunque giudizio.

Ps. Segnalo a chi fosse interessato che nel primo weekend di settembre (dal 4 al 6 settembre) si tiene a Roma una scuola di politica il cui animatore è Stefano Fassina, persona di grande pregio culturale e politico.

Chi volesse può consultare il sito patriaecostituzione.it per ogni utile dettaglio

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Sono Antonello Caporale e forse ci conosciamo già. Sono qui per incamminarmi insieme a voi sulla strada, anche in questi tempi così oscuri, capace di guardare la realtà da sinistra, dalla parte politica a cui i progressisti devolvono la propria fiducia malgrado le cocenti delusioni e sempre immaginando che quella via, la strada che appunto passa alla nostra sinistra, possa essere quella giusta per vivere meglio. Ps. Inviatemi pure le vostre osservazioni, critiche o meno. La mail è questa a.caporale@ilfattoquotidiano.it

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