Ci spaventano le guerre. Ci spaventa il clima. Ci spaventa il lavoro che infragilisce, lo stipendio che rinsecchisce. Ci spaventa la sanità: quando toccherà a noi essere curati – magari a chi ancora non ha avuto la ventura di provare la stanza di un ospedale – riceverà l’assistenza necessaria? Lo spavento, come dice con ragione Elly Schlein, è la condizione psicologica comune a tanti cittadini.
Ma lo spavento non è un buon compagno di strada. Anzitutto perché ci nega la visione di una vita che invece è piena di cose positive. Nessuno di noi, per esempio, potrebbe dire che cinquant’anni fa, o anche solo trent’anni fa, vivessimo meglio, avessimo più cose, più comodità, più disponibilità economica.
Dobbiamo perciò mettere in fila le cose che non vanno e però anche mettere in fila le cose che invece vanno.
La sinistra, i progressisti e anche i moderati, qualunque cosa significhi questa parola, dovrebbero indicarci ciò che va e ciò che non va. E spiegarci quanti legni storti ci sono in questo bosco chiamato Italia.
E quanti di questi si possono raddrizzare, ammesso che serva raddrizzarli, e quanti invece bisogna lasciarli storti.
Ecco come vorremmo cambiare l’Italia, ecco dove possiamo arrivare, ecco invece i punti sui quali non siamo d’accordo all’interno della coalizione.
Non serve illustrare il paradiso, ma cose possibili, riforme praticabili e azioni anche ambiziose se giuste e sentite.
Non sto dicendo, e penso che nessuno tra voi, di accontentarci del poco, ma misurarci sul possibile e avere la forza di illustrare traguardi più lontani e magari decisivi per il futuro di chi abita questa terra.
Io per esempio vorrei abolire la commissione parlamentare permanente sulla mafia. Sapete perché? Perché se è una commissione permanente, cioè resiste a ogni rinnovo parlamentare, significa che per il legislatore la mafia sarà una presenza permanente a noi, costante, contigua, eterna.
Perché la mafia dev’essere eterna?
Nell’attesa che i mafiosi smettano di girare nelle nostre strade, nei nostri municipi, mi accontenterei che almeno gli evasori fossero di meno, e le scuole di più, come i medici e gli infermieri. Mi piacerebbe che finalmente investissimo nelle energie rinnovabili, che avessimo a cuore il rispetto del suolo, che dicessimo stop alla cementificazione. Si rinnova e si rigenera tutto ciò che c’è, per dire.
Un’Italia bella, ristrutturata, rigenerata, magari ambiziosa ma non superba. Riscoprire la solidarietà al posto dello spavento, la felicità contro la depressione e il sorriso.
Bisogna ritrovare il sorriso, la speranza, l’ottimismo nel futuro. Il campo largo prepari il trailer delle proposte che verranno e il trailer ci faccia capire che film sarà.
A me piacerebbe votare chi mi fa vedere il domani meglio dell’oggi. Anche fosse solo un pochino più giusto, più dritto, più equo.
A me basterebbe. E a voi?
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Sono Antonello Caporale e forse ci conosciamo già. Sono qui per incamminarmi insieme a voi sulla strada, anche in questi tempi così oscuri, capace di guardare la realtà da sinistra, dalla parte politica a cui i progressisti devolvono la propria fiducia malgrado le cocenti delusioni e sempre immaginando che quella via, la strada che appunto passa alla nostra sinistra, possa essere quella giusta per vivere meglio. Ps. Inviatemi pure le vostre osservazioni, critiche o meno. La mail è questa a.caporale@ilfattoquotidiano.it