Siamo sempre a pesare gli errori che fa la sinistra. Non c’è che dire: il senso di inadeguatezza ci rincorre quasi ogni giorno, specialmente quando ascoltiamo parole che non amiamo e giudizi che non condividiamo da chi dice di essere nel nostro campo.
Però! Ecco, il però grande quanto la stanza da cui scrivo è che, messi uno sull’altro, gli errori, i limiti, le contraddizioni, le furbizie della sinistra, le idee monche, sono incomparabili rispetto al disastro politico ed economico che la parola chiave della destra porta con sè.
Il sovranismo è stata principio e destino del successo della destra nel mondo. L’idea che ciascuno potesse tenere in cassaforte i suoi ori, tutelare la propria integrità, il proprio benessere. Sbarrare porte e finestre. Ciascuno per sè.
Ricordate la prima Giorgia Meloni? Al diavolo l’Unione Europea, molto meglio l’Europa degli Stati. Magari, come si usa al Rotary, una volta al mese ci si incontra a Bruxelles per una cena conviviale. “A te come vanno gli affari?”, “A me bene grazie”, “Invece io ho avuto tante rogne in questo mese, però adesso…”.
Il sovranismo nell’idea dell’esclusività territoriale. Super padroni e magari super armati, super agguerriti, super competitivi. Super!
Sotto questo cielo stellato di prove d’ambizione e d’amore è stato rieletto Donald Trump. Coccolato prima dal grande circuito economico e finanziario americano, poi da quello europeo e asiatico. Ricordate all’inaugurazione del suo secondo mandato persino John Elkann plaudente, con la postura ossequiosa verso il padrone? E insieme a lui i grandi tycoon, i potenti del mondo a fargli corona e rendergli grazie.
Trump è stato il vessillo di questa destra. Suprematista secondo l’ordine naturale delle cose: lui più forte dunque più potente e assolutamente libero da ogni vincolo. Ricordate? Io decido della mia moralità, non c’è legge che me lo impedisca. Il sovranismo, come esercizio di integrità patriottica anzitutto dell’economia, è stato accolto dagli amici della destra europea e anche dagli altri partners – la campagna americana dei dazi ne è stata prova inconfutabile – con il senso servile di una adesione obbligata. Lui più forte, non gli si può dire di no.
L’egemonia prima economica e poi anche culturale della destra dispiegava le direttrici secondo la linea d’ombra del vulcanico e lunatico Trump. Ogni efferatezza era considerata una forma intelligente di interposizione, ogni scostumatezza, inciviltà, sguaiatezza, il timbro di una personalità fuori dagli schemi. Pirotecnica e a suo modo geniale.
Così, piano piano, il sovranismo di ciascuno, l’idea che ognuno alzasse le colonne d’Ercole per difendersi dal nemico, trovava contraddizioni in casa. Perchè, per esempio il sovranista ungherese Orban, alleato del sovranista italiano Salvini e della sovranista Meloni, praticava una politica che non era pienamente favorevole ai suoi alleati. Anzi obbligava l’Italia e con lei gli altri Paesi dell’Unione, naturalmente anche quelli governati dalla destra, a dover fare i conti con il ricatto che fruttava all’Ungheria trattamenti particolari e rendite di posizione.
Ecco che la sovranità immaginata come una libera e autonoma interpretazione delle proprie ambizioni anzichè creare profitto produceva danni. Invece che sveltezza delle decisioni, le rallentava. Invece che equità nella gestione dei fondi comuni, diseguaglianza.
Quando poi Nethanyahu, per conservare la supremazia militare di Israele e allargare la sua presenza oltre i confini attuali ha convinto Trump a ingaggiare una seconda guerra contro l’Iran, sempre nell’idea che gli Usa debbano confermare la supremazia specialmente attraverso le armi, ci siamo accorti che le società occidentali vivono se c’è petrolio, e il petrolio e il gas, questo abbiamo capito, passano dallo stretto di Hormuz, cioè dall’Iran. Se si blocca, siamo perduti.
Sviluppata secondo l’idea assolutistica, la supremazia americana illustrata al mondo attraverso le migliaia di bombe sganciate in ogni dove su Teheran, immaginando che la sovranità sia un atto insindacabile e sovrano, ha creato a noi europei, sovranisti e non, un danno che Ursula von Der Leyen, fino a poco tempo fa docilissima ambasciatrice dell’Unione (era persino andata in Scozia, in un circolo di golf di proprietà di Trump, a dispensare il sorriso di comprensione verso le richieste dell’americano) ha stimato in 500 milioni di euro al giorno.
Il conto salato del sovranismo la destra sovranista non lo aveva previsto!
E i guai devono ancora arrivare, Pierluigi Bersani ha avvertito: all’orizzonte c’è un temporale e siamo senza ombrello.
Ecco dunque che l’erba del vicino non è sempre più verde. E la filosofia della destra di governo, la teoria del sovranismo come principio e destino di un popolo, finisce ora per fare i conti con i fatti e segnare nella drammatica realtà la propria sconfitta strategica.