Oggi Mario Roggero, il gioielliere giustiziere, è fatto quasi santo, non solo per volere della destra che immagina di mietere consensi anche attraverso le pistolettate. Per l’innocenza tifa infatti una parte cospicua di italiani che vedono nello Stato di diritto un cavillo e nella realtà delle cose lo scontro tra un buono (il gioielliere) e tanti cattivi (i tre rapinatori).
Per una volta ha vinto il buono e dovremmo dispiacercene?
Il ragionamento non è totalmente inconsistente e secondo me è figlio delle innumerevoli volte in cui il diritto si è fatto cavillo e il cavillo ha operato perché la giustizia venisse manipolata, distorta, piegata dalla forza dei furbi. Troppe volte lo Stato di diritto è parso lo Stato di rovescio. Troppe, tante volte, i furbi l’hanno fatta franca e continuano a farla franca (pensiamo agli evasori, per esempio).
La destra, rispetto alla sinistra, ha tutto da guadagnare dalle inadempienze del codice, dai ritardi della legge, dalle lungaggini burocratiche. La destra è visceralmente, convintamente e storicamente antistatale. E il caso Roggero, questo gioielliere che inaugura il far west inseguendo e uccidendo i rapinatori, vede il centrodestra allineato sul filo della grazia che il capo dello Stato “deve” concedere, impaurito che il fatturato elettorale finisca tutto nelle mani del generale Vannacci, il fascista puro. È Mattarella che pare intrappolato in questa alternativa: se sta con l’uomo buono piega la legge alla piazza concedendo la grazia. Se sta col diritto passa come chi ha lisciato il pelo al lupo cattivo, anzi ai tre lupi rapinatori.
In questo caso come in tanti altri la sinistra che fa? Semplicemente non ha voce, non ha parole, tira a campare. Timidamente spiega che non si è nel campo della legittima difesa, altrettanto timidamente illustra i motivi per i quali i giudici non potevano fare altro che condannare Roggero.
La timidezza è dovuta, anche qui, alle colpe storiche della sinistra, alle negligenze che la sinistra presenta nella sua condotta, alle omissioni che ha coperto con il suo voto nel tempo passato.
La sinistra avrebbe dovuto battersi proprio per la certezza del diritto: chi infrange il codice paga. Il codice come lo statuto delle buone maniere: un manuale chiaro, semplice da leggere e da capire. In Italia c’è la certezza del diritto? E’ sicuro che chi sbaglia paga? E c’è la certezza della pena? E’ sicuro che chi è riconosciuto colpevole va poi in carcere?
La produzione di cavilli, di indulti, di amnistie, di riduzione delle pene, di aumento della soglia per andare in carcere ha infuso il concetto che il diritto è una questione amabile ma non certa. E che la sinistra, anche qui, abbia avuto le mani in pasta. Qualche volta mani pulite, qualche altra anche meno linde. Che specialmente nel processo civile l’abuso del diritto è sta una scelta strategica del potere a favore dei furbi che hanno sempre la meglio.
Alla destra queste considerazioni non vengono imputate. Nessuno chiederà a Salvini, per dire, il fatto che la condanna oggi subita dal gioielliere sia anche in ossequio al reato della legittima difesa così come riformulato dal Parlamento col consenso della Lega e delle altre forze di centrodestra.
La destra non teme la contraddizione perché non porta su di sé il principio che lo Stato di diritto debba vincere sempre e a tutti i costi.
Nel caso Roggero vince lui, il buono, benché abbia commesso un omicidio. Perché ha ucciso due cattivi e un terzo l’ha mandato in ospedale.
Se alla sinistra manca la parola e ci incamminiamo tutti verso un dibattito sulla legittimità del far west è anche perché quando si poteva, e si doveva, non si è fatto niente per arginare la convinzione che solo la furbizia o l’atto di forza premi chi ha un problema con lo Stato.
Gli applausi al gioielliere-giustiziere sono l’indice di una società che ritrova nella regressione al far west l’unica possibilità di averla vinta nei confronto con i cattivi.
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Sono Antonello Caporale e forse ci conosciamo già. Sono qui per incamminarmi insieme a voi sulla strada, anche in questi tempi così oscuri, capace di guardare la realtà da sinistra, dalla parte politica a cui i progressisti devolvono la propria fiducia malgrado le cocenti delusioni e sempre immaginando che quella via, la strada che appunto passa alla nostra sinistra, possa essere quella giusta per vivere meglio. Ps. Inviatemi pure le vostre osservazioni, critiche o meno. La mail è questa a.caporale@ilfattoquotidiano.it