Sono Antonello Caporale e forse ci conosciamo già. Sono qui per incamminarmi insieme a voi sulla strada, anche in questi tempi così oscuri, capace di guardare la realtà da sinistra, dalla parte politica a cui i progressisti devolvono la propria fiducia malgrado le cocenti delusioni e sempre immaginando che quella via, la strada che appunto passa alla nostra sinistra, possa essere quella giusta per vivere meglio.
Ps. Inviatemi pure le vostre osservazioni, critiche o meno. La mail è questa
a.caporale@ilfattoquotidiano.it
Avete un drone a disposizione?
Coi tempi che corrono sembra quasi che il drone sia il principio e il destino di ogni cosa. Facciamo finta di averlo anche noi un drone grandissimo, potentissimo ma pacifico e immaginiamo di guardare l’Italia dall’alto. Vedreste, vedremmo un Paese pieno ai lati e vuoto al centro. Come un grande barcone che rasenta la linea d’acqua, viviamo la doppia crisi.
Sulla costa le crisi sistemiche da sovraffollamento, quindi traffico, abitazioni alle stelle, affitti impossibili, sicurezza in default, criminalità, periferie. E all’interno, lungo il crinale appenninico i paesi quasi defunti per la crisi opposta: scuole senza studenti, ospedali senza malati, case senza inquilini. Due crisi che si specchiano e la politica, muta, che nemmeno guarda, figurarsi se parla. Ha altro per la testa.
Infatti vi risulta che ci sia stata un’ora, una giornata, una sessione di lavoro parlamentare su come vivere e dove vivere? Era un tema poco impegnativo, per caso marginale?
Come vivere, dove vivere?
La dimensione umana, un sistema di vita accettabile sarebbero di certo questioni fondamentali, temi anche spirituali, anche filosofici, assolutamente coinvolgenti e propriamente di sinistra. L’Italia vuota e quasi cadente e quella piena, gonfia di teste e di soldi, che quasi strangola la nostra vita, sono come il ricco e il povero, l’alto e il basso della società. Gli estremi che rendano doppia e quasi irriconoscibile la convivenza civile.
E la sinistra non dovrebbe fare ogni sforzo per rendere quanto più vicino al famoso pari il regolamento sociale? E allora, chiedo, quando esistono milioni di metri cubi di cemento, migliaia di abitazioni vuote, non dovrebbe essere compito della sinistra affrontare il problema e proporre una soluzione o almeno avvicinarsi ad essa, mitigare il danno, ridurlo per quel che è possibile?
Ripulire le periferie, o almeno iniziare a farlo, significa svuotarle un po’ e svuotarle significa alleggerirle dal peso dell’uomo, dalla costrizione di una vita chiusa se va bene in un bilocale, perché altro non è disponibile.
Ricordate il treno?
E allora la sinistra ha mai immaginato, come si diceva (anzi si chiedeva) di proporre almeno una soluzione per mitigare questo doppio sistema di crisi: di qua il troppo pieno di là la desolazione? Come legare la montagna alla città? Come proporre a una giovane coppia di sistemarsi in paese se si confermasse l’impossibilità di raggiungere in un modo dignitoso e in un tempo certo la fabbrica, l’ufficio, il bar?
Per dire, saranno trenta i miliardi di euro che il governo spenderà per ricostruire le aree del terremoto del 2016 che toccarono i territori di Marche, Lazio e Umbria. Amatrice, il paese martire (2500 i resident), avrà ricevuto alla fine del decennio centinaia e centinaia di milioni per dare una casa a chi l’ha perduta. Eppure quel paese resterà fiaccato, ancora più vuoto, ancora più desolato. Il motivo?
Come vivere lassù se per raggiungere Roma, il luogo in cui in tanti trovano lavoro e speranza, si impiega – quando va bene – due ore in auto? Strade stretta, curve a ripetizioni, semafori, benzina alle stesse. E chi può stare quattro ore al giorno alla guida? Impossibile. Manca ciò che serve: il treno. Amatrice e i paesi a corona avrebbero bisogno di un bruco, appunto il treno, che li tenesse connesse e riducesse il tempo, i chilometri, le curve, i semafori.
Il treno è un bruco che connette mondi, persone, storie.
Il treno è infatti un bruco, è il vettore popolare, economico, pulito, sicuro. Non dovremmo pensare solo all’alta velocità, ma anche alla bassa, alla media. Ecco, chiedo: e la sinistra ha mai aperto questa questione? Ha mai valutato la disponibilità di tanti a cambiare vita, luogo, casa e conquistare spazio, dignità, futuro.
Il reddito di territorio
Una casa in paese costa in media assai meno della metà di una in città. Così l’affitto. Se la politica si impegnasse, se il governo facesse la sua parte, garantisse cioè i servizi essenziali: una sanità territoriale accettabile, una scuola aperta per i ragazzi e un collegamento pubblico a bassa intensità, affidabile, sicuro anche se non velocissimo, tanti cittadini, giovani e no, potrebbero pensare di trasferirsi in posti dove il proprio reddito valesse di più.
Meglio vivere a Primavalle, a Tor Bella Monaca, periferie ingrossate e abbrutite di Roma, o a Carsoli, nel verde dell’Abruzzo a meno di un’ora da Termini?
Si vive meglio a Cardito, nell’inferno dell’hinterland napoletano, o nell’Irpinia gentile e ospitale.
Il problema, la questione è: come fare ad abitare in un posto e lavorare in un altro. Ecco, appunto che il treno, certo non sempre, potrebbe essere una risposta utile, possibile. Una soluzione praticabile.
La sinistra e il principio di realtà.
Non so voi, ma a me piacerebbe una sinistra che affrontasse la realtà per come essa si dispone agli occhi e lottasse ogni giorno per cambiarla e farsela amica. Perché i progressisti hanno questo impegno: ogni giorno tentare di fare un passo per migliorare le condizioni di vita, rendere più equa la società, più aperta, più avanzata nei diritti.
*Cosa significa essere progressisti, cosa dirsi riformisti. E invece i moderati? Venerdì prossimo inizieremo a parlare di questo grande equivoco. Intanto grazie per la bella accoglienza che questa newsletter ha ricevuto. Molte le mail di apprezzamento. Spero che sia sempre una lettura utile e coinvolgente.
Di seguito trovate tre mail che, ciascuna a suo modo, partecipano a questa piccola intrapresa.
Mi chiamo Barbara, sono una pensionata di 73 anni, vengo dal P.C.I. prima e Rifondazione Comunista poi; ora non ho nessuna tessera di partito perché non trovo fra tutti i politici attivi il mio leader. Mi piace il modo semplice e familiare della dialettica di Bersani, leggo Il Fatto Quotidiano e i libri di Carofiglio. Vorrei vedere lo spettacolo di Travaglio, ma per me, che abito a Modena, sarebbe problematico il rientro e ne sono molto dispiaciuta. Sarei curiosa e vorrei partecipare alle riunioni del giovedì pomeriggio, ma mi fregano gli impegni coi nipoti, resto pertanto in attesa delle newsletter del venerdì.
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Grazie per questa utilissima iniziativa. Ho letto anche questa volta, con fiducia ben riposta, ciò che hai scritto (uso il “tu”, per grande stima e vicinanza politica). Seguirò con molto interesse i prossimi scritti e ne farò partecipi familiari e amici… Buon lavoro. Alla prossima,
Antonio
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Ben arrivato signor Caporale, questa newsletter è una bella novità.
Amanda