A Sinistra, di Antonello Caporale
14 Agosto 2026
di Antonello Caporale

Valter Lavitola non è solo un imbroglione, non è solo un faccendiere e un pregiudicato. E’ un prestigiatore divenuto il centro di gravità permanente di un sistema di pensiero che nell’intrallazzo dimostra l’unico talento, e con l’intrallazzo la propria enorme capacità di avanzare, fare carriera.

Da subito mi è parso che Sigfrido Ranucci, vittima indiscutibile di costui, dovesse spiegarsi bene, e ancora trovo inspiegabile l’intimità con questo tizio, il senso che ha avuto nel suo peraltro eccellente lavoro d’inchiesta e nella sua vita privata.

Ma di Ranucci, su Ranucci, su Report e sui suoi rapporti con Lavitola si sono già impegnati falange di giornalisti, politici, commentatori (alcuni senza fissa dimora politica) e ministri ( a volte senza senno).

Quel che rimane coperto, anzi che fino a ieri era rimasto coperto, e che grazie alla penna di Marco Travaglio è finalmente venuto alla luce, è che Lavitola, falsificatore di professione, ma ritenuto anche fonte di gran livello, avesse un portafoglio di amicizie importanti ma nascoste, oggi ombrate dal caso Ranucci.

Travaglio rompe questo incredibile vaso di Pandora sul sistema delle amicizie che l’imbonitore teneva. Paolo Mieli, grande curriculum e incessante presenza televisiva, ha trovato in Lavitola una stimatissima fonte. E dunque? E’ andato da lui e ha confabulato, Confabulava anche Stefano Cappellini, che oggi dirige Repubblica, al quale Lavitola chiedeva valutazioni sul sondaggio da fare per sostenere la discesa in campo da politico (sic!) di Ranucci. E confabulava, anzi cenava al suo ristorante anche Italo Bocchino, habituè della trasmissione di Lilli Gruber, accreditato di eccellenti fonti nella sua parte politica. Tra queste, presumo, anche Lavitola.

Sono tre nomi, temo i primi tre ma non gli unici tre, che fanno del fantasista ex berlusconiano, pregiudicato, gran chiacchierone e gran imbroglione, la radice quadrata dell’intrallazzo, confidente nelle buone pratiche della colleganza orizzontale, del padrinaggio politico.

Se l’agenda di Lavitola era piena di nomi importanti, come si dice, è perchè si giudicava la sua figura di un livello tale da essere considerata importante e dunque da compulsare nel giro stretto della politica.

La mia triste domanda è una sola: Lavitola aveva amici, confidenti, fiduciari, estimatori a destra e a sinistra? Al centro riformista? Nel cosiddetto ceto colto e riflessivo? E’ così?

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