Come si declina la convenienza? Nel caso della politica, il profitto elettorale che si ottiene da un fatto, da una vicenda. Se ritengo che un fatto arrechi un vantaggio a me e lo tolga al mio avversario, farò in modo che quel fatto, quella vicenda, abbiano ogni pubblicità, e la questione che sollevo si gonfi agli occhi della mia gente come la pancia delle rane.
Quante volte, per esempio, Matteo Salvini ha magnificato il ponte sullo Stretto? Per decantarne i vantaggi economici, turistici, tecnologici. Per riferire del grande numero dei lavoratori impegnati e delle imprese coinvolte nella futura realizzazione della grande opera e anche per documentare la propria capacità di governo.
Quante volte Salvini, che è ministro delle Infrastrutture, ha invece parlato dei ponti in crisi di staticità, delle strade malmesse, delle frane, quelle avvenute e quelle che purtroppo avverranno, dei mille appalti incagliati, dei lavori pubblici infiniti? Mai ne ha fatto cenno e si comprende la ragione: è sconveniente il tema, è sicuramente un danno elettorale alla propria immagine, perciò viene utile tacerne, sotterrare la questione e sperare anzi che se ne parli sempre di meno.
La convenienza e la sconvenienza rappresentano dunque l’alfa e l’omega della politica.
Esiste da poco uno scudo sanitario che difende medici e collaboratori da danni figli del caos in cui operano. Il medico c’è ma non ha fatto in tenpo a visitare tizio e caio perché il sovraffollamento rallenta le cure e danneggia così la salute di chi ha necessità di ottenerle in brevissimo tempo.
Qualcuno parla dello scudo sanitario? Del fatto che i medici sono “scudati” per atti o omissione provocati da colpa semplice? Certo che no, perché sarebbe sconveniente.
E qualcuno dice che tante vittime di femminicidio, tante donne abusate o anche oggetto di violenza, arrivano a perdere la vita perché la polizia non riesce a infilare ai polsi del loro futuro assassino il braccialetto elettronico essendo l’aggeggio non disponibile, oppure guasto, oppure in manutenzione?
L’ultimo caso a Messina: una donna è morta dopo che aveva lanciato l’allarme: quell’uomo è pericoloso, può farmi del male. Aiutatemi! Nessuno l’ha aiutata, è stata condannata a morte.
Lo Stato non c’era e oggi nessun ministro parla, nessuno ammette: i fondi per i braccialetti elettronici non sono sufficienti. Queste spese sono trascurate a vantaggio di altre. Per esempio l’acquisto delle armi.
E’ conveniente o sconveniente dirlo? Sicuramente non conviene o non conviene a chi ha assunto questa decisione.
Naturalmente le convenienze della destra ci sono e alcune radicate nella coscienza degli italiani. Per esempio la disciplina più severa sull’ingresso degli immigrati nel Paese e la regolamentazione più trasparente sulla loro permanenza in strutture finanziate dallo Stato.
La sinistra, l’area progressista potrà anche dire e documentare che la destra di Giorgia Meloni ha fatto poco o pochissimo per ridurre il peso degli sbarchi e/o gestire questo fenomeno. Resta una convinzione larga, diffusa: la destra non ha fatto quel che diceva ma certamente la sinistra non avrebbe fatto meglio.
Esiste infatti la percezione (sbagliata o meno) di una disponibilità eccessiva alla comprensione, a una tutela troppo generosa e a rendite parassitarie delle imprese che ospitano gli immigrati o i rifugiati.
Questa è la percezione generale e dunque il principio della convenienza si ribalta: la destra guadagna voti e simpatie anche su terreni dove la sua propaganda non ha dato frutti perché il giudizio sui competitori resta comunque negativo.
Come il tema della sicurezza, della lotta alla criminalità di strada, dei cosiddetti reati predatori. Al tempo della Meloni la percezione di una insicurezza crescente (anche contro la realtà dei dati che in verità mostrano una riduzione) si fa più viva. Ma il governo non ritiene sconveniente parlarne e anzi gonfiare la questione perché è consapevole che la sinistra non goda di una considerazione più alta. Sul tema ancora più sconfortante il fatto che questi reati hanno sviluppo massivo nelle periferie, negli angoli delle strade conosciute e trafficate dai ceti più deboli, nel buio dei parchi ai margini delle città. I più poveri che assicurano il loro voto a sigle politiche che hanno nella società affluente, in quella economica e anche religiosa, il proprio nucleo forte.
La sinistra, anzi i progressisti dovrebbero trovare conveniente parlarne. Eppure incespicano.
L’altro giorno sul tram ho ascoltato una telefonata di un signore con l’ufficio del personale della sua azienda. “Mi avete tolto 400 euro in questo mese, non sono state conteggiate le ore di straordinario. E’ la seconda volta che capita, perché? Io vi denuncio, basta”. Ho chiesto, al termine della telefonata, che lavoro facesse e quanto avesse trovato in meno in busta paga: “Sono addetto alle pulizie e mi aspettavo di trovare 1400 euro in busta paga per il numero di ore in più lavorate. Invece solo 1100 euro ho ricevuto e questi dell’amministrazione mi dicono che forse si sono sbagliati, conteranno di nuovo. E se non me ne fossi accorto?”.
Già, se non se ne fosse accorto?
Sono Antonello Caporale e forse ci conosciamo già. Sono qui per incamminarmi insieme a voi sulla strada, anche in questi tempi così oscuri, capace di guardare la realtà da sinistra, dalla parte politica a cui i progressisti devolvono la propria fiducia malgrado le cocenti delusioni e sempre immaginando che quella via, la strada che appunto passa alla nostra sinistra, possa essere quella giusta per vivere meglio. Ps. Inviatemi pure le vostre osservazioni, critiche o meno. La mail è questa a.caporale@ilfattoquotidiano.it