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Il ministro dello Spergiuro e i giornalisti pieghevoli
Ormai siamo entrati in confidenza e possiamo dirci tutto: non sempre sono d’accordo con le parole e i giudizi di Francesca Albanese, la rappresentante Onu per Gaza. I suoi giudizi su ciò che succede in quella disgraziata terra li ho talvolta giudicati troppo affilati, spietati, irrevocabili rispetto al ruolo che il suo dante causa, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, ricopre. L’Onu è il mediatore epr eccellenza e deve creare le condizioni possibili di un avvicinamento tra le parti nemiche.
Detto questo per la franchezza che vi devo, sono rimasto di sasso quando il ministro degli Esteri francese, non l’ultimo dei trogloditi, ha usato parole sprezzanti verso Albanese, chiedendone addirittura la rimozione, utilizzando come fonte di prova un testo falso.
Il ministro riferisce che Albanese ha detto che “Israele è nemico dell’umanità”. Una rapida verifica dei testi ha dimostrato che il ministro è incappato in un grave falso, la fonte di prova indicata (dichiarazione di Albanese a Al Jazeera) spiega l’opposto: Albanese ha (giustamente) detto che il sistema delle connessioni internazionali, dei poteri anche non ufficiali, rende plausibile, possibile, praticabile un genocidio delle dimensioni di quello di Gaza.
Prima sparano, poi puntano il fucile
Sembra invece assodato che oggi prima si spara poi si punta al bersaglio. Bastava avere prudenza, come un ministro, per giunta di alto rango, di un Paese come la Francia avrebbe l’obbligo di conservare. Invece niente!
E questo principio avrebbe dovuto agevolare il lavoro dei miei colleghi giornalisti che hanno l’obbligo non la facoltà, il dovere assoluto non il piacere possibile, di verificare le fonti prima di pubblicare la notizia oppure, se ritengono di pubblicarla comunque, avvertire il lettore che si tratta di un falso.
La falsificazione come lotta politica
Ma siamo alla falsificazione della lotta politica, alla sistematica manipolazione, allo spergiuro come modello di contestazione.
Mi chiedo: la sinistra dovrebbe ingaggiare una grande battaglia per il rispetto della lealtà nei confronti della verità, chiedere di mettere al bando le manomissioni, le manipolazioni, le bugie. E lo dovrebbe fare adesso, prendendo spunto da ciò che è capitato ad Albanese, per dire: nel tempo di Trump la bugia è divenuta la sola verità,. la falsificazione uno strumento di potere, lo spergiuro un modello di attività politica. Ma noi siamo l’opposto, l’esatto opposto di quello schifo.
Ecco ciò che mi aspetterei dai progressisti: la messa al bando della bugia, la rinuncia unilaterale alla manipolazione, alla falsificazione. La denuncia che di questo passo la società rimarrà avvelenata e alcune professioni, come il giornalismo, sotterrate nella propria reputazione sarebbero temi di sicuro interesse. Altro che Vannacci!
I voltagabbana in gita scolastica
Di qualche ora fa la notizia che l’europarlamentare Elisabetta Gualmini lascia il Pd e si accasa con Carlo Calenda nei confronti del quale conserva un robusto feeling politico.
In politica capita spesso di cambiare idea e non sempre o non solo è questione di pura convenienza, che le cronache riassumono nel trasformismo di tanti, chiamati anche voltagabbana. Ci sono casi, e questo lo è, in cui si cambia idea. La mia non è più la tua e allora me ne vado.
L’abbandono di Gualmini mi ha fatto però venire in mente l’elezione di Tommaso Cerno, oggi direttore del Giornale e accanito portabandiera della destra, a senatore del Partito democratico nel 2018.
Come è stato possibile? Come è stato possibile cioè che Matteo Renzi, al tempo segretario del partito, chiedesse a un giornalista notoriamente di destra, che nella sua città, Udine, si era già candidato con Alleanza Nazionale e dopo aveva transitato nell’Udeur, di offrigli un seggio al Senato. Immagino per le capacità affabulatorie. E l’affabulazione insieme al fatto che Cerno fosse stato chiamato alla condirezione di Repubblica, il giornale del Pd per eccellenza, bastarono all’allora leader del Pd per offrirgli un seggio.
Non è la passione ma l’affabulazione a farti vincere nel gioco del potere
Bastò a Renzi, come qualche anno prima era bastato a Walter Veltroni la disponibilità di un industriale veneto, Massimo Calearo, per portarlo a Montecitorio, la sottoscrizione della candidatura.
Non era in discussione la passione politica, il ritrovarsi dentro il recinto ideale del Pd perchè mancava la passione e mancava pure il recinto.
E a sinistra, ecco il problema, la forza delle cose conduce all’idea che si possa fare a meno della passione, che la politica o è mestiere, burocrazia di partito, frequentazione stanca ma necessaria, oppure è opportunità, coincidenza, cointeressenza.
Cerno naturalmente dopo qualche anno se l’è svignata e a vederlo oggi sta benone con la famiglia Angelucci che nel suo talento investe molto e chiede anche alla Rai di investitore.
E la sinistra? Il Pd quanti di costoro ha fatto entrare e quanti di bravi, di appassionati esponenti, per via delle caselle già piene, ha retrocesso?
Se non hai la passione in tasca non ti puoi candidare
Non so voi cosa ne pensiate, ma la sinistra, tutta, dovrebbe ritrovare il seme della passione e immaginare l’impossibilità di portare nelle istituzione chi non ha idea di dove mettere la testa, questo motore unico che fa vincere la politica e non la fa odiare,.
Non so cosa ne pensate, ma bisognerebbe essere, da elettori, più rigorosi, meno disponibili ad accettare le candidature improvvisate, o peggio sconosciute o ancora difficili da digerire. Siamo così severi col menù di un ristorante e non possiamo essere minimamente curiosi del curriculum di un candidato? Chi sei, cosa hai fatto, cosa vorrai fare?
E soprattutto: hai la passione in tasca?
Sono Antonello Caporale e forse ci conosciamo già. Sono qui per incamminarmi insieme a voi sulla strada, anche in questi tempi così oscuri, capace di guardare la realtà da sinistra, dalla parte politica a cui i progressisti devolvono la propria fiducia malgrado le cocenti delusioni e sempre immaginando che quella via, la strada che appunto passa alla nostra sinistra, possa essere quella giusta per vivere meglio. Ps. Inviatemi pure le vostre osservazioni, critiche o meno. La mail è questa a.caporale@ilfattoquotidiano.it