Dove nasce l’antipolitica?
Esiste un vicolo nero nel quale la reputazione di chi governa viene inghiottita.
Uno dei petali di questa rosa infida è sotto i nostri occhi, è un tema che i giornali affrontano senza però impegnarsi a spiegarne la genesi e i veri obiettivi: la riforma della legge elettorale.
Ormai è una certezza: chi detiene la maggioranza parlamentare è tentato di modificare le regole del gioco per assicurarsi il sistema di calcolo dei voti a lui più favorevole.
E’ un’attività schiettamente truffaldina, è il modo di manomettere le regole ma anche di offendere l’intelligenza di chi è chiamato a votare. Eppure, complice l’omertosa disponibilità dell’informazione, questa verità elementare si nasconde o – al meglio – si trascura.
La politica si concentra sui dettagli della legge: doppio turno? turno unico? Preferenze multiple? Oppure una sola? e dimentica di illustrare all’opinione pubblica la strage di verità.
L’antipolitica si abbevera a questo fiume malsano e forma la propria convinzione sull’incapacità del sistema di restituire dignità e credibilità a se stesso.
Se Giorgia Meloni avesse percepito che la manomissione delle norme attuali le avrebbe causato un grave danno di immagine, si sarebbe fermata. Ma sapeva del contrario. Tutto scorre, tutto è come sempre. Ieri il centrosinistra oggi il centrodestra.
Ecco, questa è la verità che dovremmo sovvertire, il giudizio che avrebbe bisogno di essere ribaltato.
Invece e ancora, siamo qua a spiegare che il governo più longevo della storia della Repubblica, proprio grazie a questa legge elettorale, sta per cambiarla in nome della stabilità da guadagnare.
E’ una bugia, ma si fa finta che sia verità.