A Sinistra, di Antonello Caporale
10 Luglio 2026
di Antonello Caporale

Due notizie, conosciute in rapida e purtroppo dolente successione.

La prima: Valter Lavitola, noto faccenderie conosciuto ai tempi dei ricatti a Berlusconi, si produce, sempre che la notizia sia attendibile (tempo che lo sia) nel ruolo di stratega elettorale, per motivi francamente incredibili, di Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report.

Ho sempre apprezzato la serietà, il coraggio, le capacità professionali e le competenze dei colleghi di Report e naturalmente del suo conduttore. Lavoro in un giornale che dell’inchiesta ha fatto principio e destino del proprio orizzonte e dunque non esiste vicenda, evento o fatto che possa mettere in dubbio ciò che per me è indubitabile.

Quando ho letto dell’amicizia che legava Sigfrido Ranucci a Valter Lavitola sono rimasto stupito come stupiti immagino sarete rimasti voi. Capisco che i legami umani hanno vie diverse e spesso – viste dall’esterno – paradossali, fuori dal comune. Sono altrettanto consapevole che commetterei un errore di valutazione se le perplessità esondassero oltre la soglia del giudizio intimo e creassero ombre sul lavoro d’inchiesta che è e rimane fino a prova contraria limpido, forte, necessario per la nostra democrazia.

A questa prima tutto sommato stravagante vicenda si aggiunge un evento, la manifestazione unitaria del cosiddetto campo largo tenuta a Napoli davanti a una platea che è parsa così striminzita da rappresentare un vuoto tecnico, un problema politico enorme. E’ questo il timbro uficiale di una difficoltà genetica del centrosinistra.

La foto di Napoli è l’immagine deludente di un gruppo che sembra non avere obiettivi comuni se non l’aritmetica. Uno più l’altro più l’altro più l’altro più l’altro e vediamo quanto fa.

Ammesso che l’addizione serva per vincere è certo che l’addizione non basta per governare.

Il colpo oggettivo che prende il giornalismo d’inchiesta è tale che obbliga tutti a riflettere sulle conseguenze che possono avere atti che riteniamo minimi, persino legittimi e invece si rivelano poi disastrosi oltre ogni intenzione.

E il caso Report si sovrappone, in ordine di tempo, con l’effetto deludente del campo largo: gente che sta insieme senza avere la volontà e la voglia di starci.

Le due vicende, così distanti, apparentemente si riuniscono e riducono quel margine di fiducia che un cittadino ha con i propri beniamini. Obbligano anzi ciascuno di essi a esercitare uno spirito critico ancora più largo e farci accompagnare da una prudenza che non sembra mai troppa.

La fiducia purtroppo si assottiglia, i dubbi invece si gonfiano.

Speriamo che la “nuttata”, per citare il nostro grande Eduardo, passi presto.

Il Fatto Quotidiano
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