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“La disuguaglianza di genere aggrava l’impatto dei disastri naturali e le conseguenze dei disastri naturali aggravano la disuguaglianza di genere”. Lo abbiamo visto, per ultimo, in Turchia, ma lo abbiamo visto ovunque, dallo tsunami del 2004 nell’Oceano Indiano ai movimenti migratori africani: le donne sono le vittime predestinate delle catastrofi, perché hanno meno capacità di sopravvivenza (magari solo perché non sanno nuotare). E allora occorre una riflessione che vada oltre le singole rivendicazioni dei singoli Paesi e dei singoli movimenti: occorre traghettare l’antico concetto di femminismo verso una dimensione di intersezionalità che comprenda tutte le altre battaglie per il Pianeta. Occorre pungolare i potenti affinché trovino le risorse per eliminare il gender gap. Come, ce lo spiega Magdalena Sepúlveda, direttrice esecutiva dell’Iniziativa globale per i Diritti Economici, Sociali e Culturali.
Questa settimana, anzi oggi che è l’8 marzo, partiamo da qui. Un po’ perché siamo stufi di ribadire che non c’è nulla da festeggiare, un po’ perché le donne che stanno pagando un prezzo altissimo per le proprie rivendicazioni di una mimosa non sanno che farsene.
E allora torniamo in Iran, dove da un paio di settimane gli studenti (soprattutto le ragazze, ma anche i ragazzi) vengono avvelenati nelle scuole. L’attivista Rayhane Tabrizi racconta a Giorgia Messa che il regime vuole colpire chiunque provi ad alzare la testa, soprattutto tra la generazione Z. E poi con Luana De Micco andiamo in Francia, perché la contestatissima riforma delle pensioni, che penalizzerà soprattutto le donne, porta in piazza oggi anche le associazioni femministe, che chiedono di revocare il provvedimento e di attuare nuove politiche a favore dell’occupazione e contro la violenza di genere.
A proposito, dopo averci raccontato che non esistono dati aggiornati sulla percezione della paura e che le singole iniziative vengono affidate alle città, Federica Crovella chiude oggi la sua inchiesta raccogliendo alcune testimonianze e intervistando la sociologa Elena Vacchelli, secondo la quale più siamo considerate “oggetti” che solo un uomo può difendere, meno siamo al sicuro.
E poi, proprio perché diciamo sempre che essere femministi conviene anche agli uomini, apriamo il capitolo genitorialità. Elisabetta Ambrosi ha studiato alcuni saggi, italiani e internazionali, che evidenziano come l’educazione ai sentimenti prevenga la violenza. Valentina Mira ha, invece, intervistato Diego Di Franco, che da qualche anno fa il padre a tempo pieno e che si è stufato (e lo spiega in un libro) di essere chiamato “mammo”. Pubblichiamo anche la prefazione, a firma Sandra Petrignani, del romanzo “Le droghe”, che torna in libreria per i tipi di Cliquot e nel quale l’incredibilmente dimenticata Laudomia Bonanni affronta non solo il tema della recuperata maternità, ma soprattutto del modo falsato in cui ci guardiamo dentro.
Per la pagina culturale, infine, a proposito di 8 marzo ed emancipazione, Giuseppe Cesaro ci regala una playlist anni 60/70 che mostra irrimediabilmente quanto il nostro Paese sia indietro nell’acquisizione della consapevolezza.
Buona lettura e buon 8 marzo.
A cura di Silvia D’Onghia
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