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Oggi è l’8 marzo, ma non c’è niente da festeggiare. Non c’era gli anni scorsi, figuriamoci durante un assurdo conflitto che sta radendo al suolo le città, spazzando via migliaia di vite umane e creando un enorme problema umanitario. Le immagini della guerra in Ucraina entrano nelle nostre case con tutta la loro drammaticità. Ma c’è chi, anche nel nostro Paese, è più preoccupato di noi: sono le donne ucraine, che hanno lasciato in patria figli, genitori, parenti. È il caso della giornalista Tetiana Verbetska, che vive a Napoli da quando è morto suo marito. In Italia fa le pulizie, e già non le sembra vero di guadagnare più di quanto racimolava facendo la cronista. Elisabetta Ambrosi ha parlato con lei della guerra, e più in generale della condizione femminile nel suo Paese. Oggi, 8 marzo, partiamo da questa assoluta mancanza di motivi per festeggiare le donne.
Le immagini, dicevamo, giungono a noi con il loro carico di orrore. Abbiamo visto tutti la foto di Lindsay Addario che mostra una famiglia sterminata da un colpo di mortaio a Irpin, vicino Kiev. Ma come si illustra un conflitto? Esiste una fotografia al femminile? Luana De Micco ne ha parlato con Christine Spengler, la 77enne fotoreporter francese che in vita sua ha documentato 14 conflitti. E rimane convinta che riempire le foto di sangue non sia necessario.
Nonostante questa catastrofe umana e umanitaria, c’è chi oggi festeggerà comunque. Anche nel nostro Paese. Eppure, come afferma l’economista Giovanna Galletti nell’intervista che ha rilasciato a Maria Cristina Fraddosio, “questo è un giorno come gli altri, perché il sapere di valere e la forza del confronto proseguono instancabili tutti i giorni”. Insieme con la regista Gianna Mazzini, ha fondato “Labodif, la prima scuola italiana che insegna alle donne a essere donne”. Cioè a non essere uguali agli uomini. Al contrario, a saper valorizzare la propria differenza.
Ma è proprio questo a terrorizzare il genere maschile. Se persino Dio ha scelto una donna per far nascere suo figlio, quanto potere avrebbe potuto avere costei se gli uomini non ne avessero avuto tanta paura? In un articolo che, lo diciamo per le orecchie poco attente, è volutamente provocatorio, il nostro Giuseppe Cesaro ci spiega perché siamo tanto odiate, e perché dunque siamo state relegate ad abitare in una casa “tutta per noi”. Senza, però, poterne uscire.
La strada per l’emancipazione è lunga, ed è la stessa che abolirà gli striptease maschili nella giornata che ci viene concessa per auto-festeggiarci. Semel in anno licet insanire, dicevano i latini, una volta all’anno è lecito impazzire. E allora ecco che oggi i nostri uomini ci regalano mimose, magari acquistate al semaforo da qualche nuovo schiavo, o ci consegnano bigliettini con frasi scopiazzate dal web. Ebbene, sappiate che la nostra Amalia Caratozzolo vi inchioderà alle vostre responsabilità…
Infine, per rimanere in tema di comicità, Guido Biondi ha intervistato Tess Masazza, appena reduce dalla seconda stagione di “Lol – Chi ride è fuori”, il cui progetto Insopportabilmente donna si è trasformato in un romanzo.
Buona lettura
A cura di Silvia D’Onghia
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