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“Non scorgo nulla di male nelle mie azioni”: il matematico Alan Turing, colui che durante la Seconda Guerra Mondiale aveva decodificato i codici nazisti, rispose così al tribunale britannico che nel 1952 lo processò per sodomia. Fu costretto a scegliere tra il carcere e la castrazione chimica. Scelse la seconda per non compromettere le sue ricerche, ma i trattamenti cui lo sottoposero e l’umiliazione subita lo spinsero a uccidersi due anni dopo, a neanche 42 anni. Molte cose sono cambiate da allora, molte altre no. Giugno è il Pride Month, il mese dell’orgoglio. E sabato prossimo tornerà a Roma il tradizionale appuntamento con la parata festosa e colorata del mondo Lgbtq+. Ci siamo chiesti, però, se abbia ancora un senso partecipare alla sfilata di sabato. Se l’è chiesto, anzi, Angelo Molica Franco, che da 20 anni non ne perde uno. La risposta gli è arrivata da sua madre che, al contrario, per la prima volta da quando ha visto il figlio 18enne lasciare la Sicilia, sarà nella Capitale al suo fianco. Esserci ha senso perché restituisce alla comunità Lgbtq+ il senso di identità e di famiglia, ci spiega Angelo.
Per tanti omosessuali, transessuali, pansessuali il Pianeta non è ancora un luogo amico. Non lo è neanche l’Italia, e lo abbiamo visto con la mancata approvazione di un già annacquato ddl Zan. Sono 72 le nazioni che criminalizzano, legislativamente o de facto, l’omosessualità. Sono solo 30, invece, i Paesi che permettono i matrimoni gay e 14 quelli che consentono soltanto altri tipi di unioni civili. Eva Prodi ci racconta, attraverso i numeri, un mondo pieno di violenze e disuguaglianze.
Non possiamo chiudere questo capitolo non ricordando un’icona del mondo Lgbtq+: Raffaella Carrà, che ci ha lasciato il 5 luglio dello scorso anno. Il giornalista Paolo Armelli ha appena dato alle stampe un prezioso volume. Anzi, “un manuale per essere liberi, felici, rumorosi. E far l’amore con chi hai voglia tu”. Una donna, Raffaella, che nell’Italia bigotta degli anni 60 ebbe il coraggio – o appunto, la libertà – di rispondere alla fallocrazia televisiva mostrando una parte del corpo fatta a forma di tortellino, alla bolognese naturalmente. Parliamo dell’ombelico e della rivoluzione gentile che l’artista ha portato nella cultura nazional-popolare.
Televisione e marketing, il passo è breve. Il lavoro da fare sulla rappresentazione del corpo delle donne nella pubblicità è ancora tantissimo, eppure qualche segnale positivo arriva: in Gran Bretagna si discute un disegno di legge che regola la diffusione di immagini di volti e corpi ritoccati digitalmente e l’agenzia pubblicitaria Ogilvy ha reso noto che non lavorerà più con influencer che, invece, lo fanno abitualmente. Federica Crovella ha intervistato la Ceo di Ogilvy Italia, Roberta La Selva, per fare il punto della situazione nel nostro Paese.
Paese in cui, ancora, a una donna astrofisica si chiede come faranno i suoi figli durante la permanenza nello spazio. Una collega di Samantha Cristoforetti, Edwige Pezzulli, analizza quali sono ancora oggi gli ostacoli che le scienziate incontrano nel loro cammino e quanto, invece, una maggiore presenza femminile nei ruoli apicali degli enti e delle istituzioni scientifiche farebbe bene. Alla stessa scienza.
Ovviamente, la presa di coscienza deve arrivare anche dalle donne le quali, come spesso ripetiamo, se si mettono insieme possono fare la differenza. Apriamo la pagina letteraria con le protagoniste siciliane del nuovo romanzo di Tea Ranno, Gioia mia, che trovano il riscatto attraverso quella che è stata per loro una schiavitù: la cucina. Abbiamo chiesto alla scrittrice di raccontarci la genesi di questa emancipazione. Infine Giuseppe Cesaro ci parla di un’altra protagonista letteraria, Cora, sorda e appartenente a una minoranza, che pure è capace di superare gli uomini nella sua Casa dei delfini.
Buona lettura
A cura di Silvia D’Onghia
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