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Domenica e lunedì prossimi, i cittadini lombardi e laziali saranno chiamati al voto per eleggere i nuovi presidenti di Regione. A differenza della Lombardia, nel Lazio si è reduci da dieci anni di governo di centrosinistra: Nicola Zingaretti è stato eletto per la prima volta nel 2013. Con la Sanità disastrata, è stato lui stesso commissario per un primo periodo, poi ha nominato assessore Alessio D’Amato, che oggi si candida proprio a guidare la nuova giunta (con poche speranze, secondo i sondaggi). Entrambi hanno spesso rimarcato l’attenzione prestata alle donne, alla loro autodeterminazione, alla loro salute, al rispetto e, anzi, all’incentivo dell’applicazione della Legge 194. Basta prendere l’annuncio dell’altro giorno (la procreazione medicalmente assistita potrà essere praticata fino a 46 anni) o quello di dieci giorni fa: pillola contraccettiva gratuita nei consultori. Probabilmente un lascito che il centrodestra di Francesco Rocca non apprezzerà. Ma siamo sicuri che a tutti gli annunci siano corrisposte, e corrispondano, azioni concrete? Alla vigilia delle elezioni, siamo andati a spulciare nomi e numeri di una sanità regionale solo apparentemente al fianco delle donne. Un esempio? Nel Lazio ci sono appena 136 consultori pubblici su una popolazione femminile di quasi tre milioni di persone.
Restando in tema di sanità, registriamo un piccolo passo avanti su una materia di cui si parla troppo poco e male: la vulvodinia, una patologia invalidante che attanaglia circa il 20% delle donne italiane, ma che viene diagnosticata con un ritardo medio di 7 anni e non è riconosciuta dal Servizio sanitario nazionale. Virginia Marra ha scoperto che a Bari hanno aperto da poco il primo ambulatorio pubblico per la vulvodinia e le malattie del pavimento pelvico.
Michela Iaccarino ci porta invece all’estero, in particolare in Russia: c’è una ragazza di 19 anni, studentessa universitaria, che è finita nella black list dei terroristi dopo essere stata denunciata dai suoi compagni di università. La sua colpa? Aver parlato male in chat della guerra. Anzi, dell’“operazione militare speciale”.
Con la professoressa Valentina Pazé, filosofa femminista, affrontiamo invece il tema della “libertà in vendita: il corpo fra scelta e mercato”, dal nome del suo pamphlet. Da settimane assistiamo alle proteste delle donne iraniane. Le abbiamo chiesto, allora, di raccontarci perché quello del velo islamico è un argomento così divisivo anche tra le stesse femministe, perché alcune ragazze rischiano la vita pur di toglierselo e perché altre ne rivendicano l’utilizzo. E a cosa andiamo incontro se, come in Francia, decidiamo di vietarlo nel mondo occidentale.
Per la pagina letteraria, Valentina Mira ha intervistato Elide Pantoli, fondatrice del progetto “Modern Cinderellas Italia” e autrice di una “Guida femminista all’amore per zitelle, (non) mamme e partner ribelli”. E, a proposito di Cenerentola, è a lei che si dedica la nostra perfida Amalia Caratozzolo, che sta rileggendo le favole in maniera decisamente poco convenzionale!
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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