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Nel giorno in cui la Commissione Ue propone un regolamento per armonizzare le norme di diritto internazionale privato sulla genitorialità, invitando i Paesi membri a riconoscere come famiglia i genitori dello stesso sesso e i loro figli, esiste un luogo in Europa in cui non vengono applicati nemmeno i più basilari principi di rispetto verso la vita delle persone. Sono 110, a mala pena – un numero incredibilmente basso, ma soprattutto irrimediabilmente pericoloso – gli aborti ospedalieri eseguiti nel 2022 in Polonia, dove l’interruzione di gravidanza è stata vietata per legge se non quando è a rischio la vita delle donne. Ma tanto i medici non la applicano comunque, e infatti – a dispetto del dato ufficiale dell’Eurocamera, che ne riporta solo 6 – sarebbero già decine le donne morte per non aver potuto interrompere la gravidanza a rischio o per aver eseguito aborti clandestini. La parlamentare di Lewica, il partito di sinistra, Joanna Scheuring-Wielgus, che continua a protestare, è stata accusata di “offesa ai sentimenti religiosi”. Questa settimana, con il racconto di Michela Iaccarino, partiamo da qui, dai racconti delle famiglie di due donne morte di aborto e dall’ennesima repressione delle libertà femminili, di fronte alla quale l’Europa tace.
Un po’ come sta accadendo a Teheran, dove sono riprese le proteste nelle strade e i negozianti hanno abbassato le saracinesche in segno di solidarietà ai manifestanti. Nonostante adesso l’annuncio (considerato quanto meno propagandistico dalle organizzazioni umanitarie) dell’abolizione della polizia morale, l’Iran non si può definire certo un Paese democratico: la conta delle condanne a morte nel 2022 fa registrare il numero impressionante di 500. Eppure le donne scendono in piazza, e con loro gli uomini che si rendono conto dell’importanza di questa rivoluzione. “Un esempio per il mondo”, secondo la scrittrice anglo-egiziana Mona Eltahawy che, nell’intervista rilasciata a Elisabetta Ambrosi, parla dei “peccati” che le donne dovrebbero commettere contro il patriarcato. E a proposito di Giorgia Meloni afferma: “È l’antitesi del femminismo”.
Con Giuseppe Cesaro torniamo, invece, in Italia per occuparci di un’importante inchiesta alla quale hanno lavorato dieci tra giornaliste, scrittrici e docenti universitarie. Consuetudine vuole che, nelle separazioni, i giudici tendano a lasciare che i bambini vivano con le madri, pur nella condivisione dell’affido. E già su questo ci sarebbe da discutere. Ci sono, però, dei casi in cui l’applicazione pedissequa della legge mette a repentaglio la stessa incolumità dei minori. Nel volume Senza madre le dieci autrici illustrano i casi di figli strappati alle mamme e affidati ai padri violenti. Per legge, dunque, ma senza ragione.
E, a proposito di violenza, Valentina Mira ci racconta che le persone con disabilità – sabato scorso si è celebrata la loro Giornata mondiale – sono molto più esposte al rischio di stupri rispetto alle altre. E ha raccolto la testimonianza di Armanda Salvucci, fondatrice del progetto Sensuability, che, oltre a fornire i numeri di questo orribile fenomeno, ci svela di essere stata “prigioniera” di un uomo al quale, invece, si era affidata.
Per la pagina letteraria, infine, Angelo Molica Franco si occupa di un libro molto curioso, Suore che si comportano male. Non tutte loro, come l’ex sorella Cristina Scuccia, finiscono a fare le cameriere in Spagna…
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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