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il Fatto Quotidiano
6 Luglio 2022
A parole nostre

Negli Stati Uniti non si fermano le proteste dopo la decisione della Corte Suprema di cancellare in poche ore 50 anni di aborti legali: migliaia di manifestanti (donne e uomini) sono scesi in strada a Los Angeles proprio il 4 luglio, giorno dell’Indipendenza. E non si arresta nemmeno il dibattito intellettuale su una sentenza che peserà soprattutto sulle donne povere e di colore, le quali non potranno permettersi viaggi negli Stati in cui l’aborto sarà ancora consentito. La studiosa Margaret Jay Jessee, docente dell’Università dell’Alabama (dove già sono state imposte severe restrizioni), ha analizzato le radici letterarie dell’identificazione tra interruzione di gravidanza e infanticidio. Come ci racconta Sabrina Provenzani, che ne ha studiato l’intervento, nel diciannovesimo secolo i giornali popolari descrivevano le dottoresse come malvagie e inesperte, una sorta di mammane dedite solo all’accumulo di denaro. E questo perché, è bene ricordarlo, le donne negli Usa non sono state ammesse allo studio formale o alla pratica ufficiale della medicina fino alla fine del secolo scorso.

E restiamo in qualche modo negli Stati Uniti, perché Michela Iaccarino ci spiega un programma che sta coinvolgendo molte soldatesse alle prese con lo stress post-traumatico: chi è stato in guerra, ne ha visto l’orrore, ha subìto violenze e stupri, se non supportato adeguatamente (cosa che negli Usa non avviene), rischia di arrivare addirittura al suicidio. Dopo l’11 settembre si sono tolti la vita almeno 30mila militari che hanno prestato servizio in Iraq e in Afghanistan: il 23% di loro era donna. Per salvare la vita di queste persone, subito oltre il confine americano, a Tijuana, si sta utilizzando la psilocibina, una triptammina psichedelica capace di resettare il sistema nervoso centrale.

Ci aiuta a capire come supportare le vittime, per quanto di diversa origine, anche Francesca Florio, una laureata in Legge che divulga sui social temi inerenti il diritto. Nel suo “Non chiamatelo revenge porn”, da poco in libreria, mette insieme storie vere che non sempre sono finite bene, purtroppo, e ci guida nel fenomeno costato la vita a Tiziana Cantone. Partiamo da un presupposto, racconta Florio a Guido Biondi: già il termine vendetta è sbagliato, perché implica una forma di colpa da parte della vittima, quasi sempre donna.

Con Elisabetta Ambrosi torniamo invece su un tema che noi di A Parole Nostre diamo ormai per assodato, ma che continua a far discutere anche gli scienziati: la differenza tra sesso e genere. Si pone in maniera critica rispetto alle moderne teorie gender il primatologo olandese-americano Frans de Waal, che basa le sue tesi sull’analogia tra uomini e primati e si spinge ad affermare che esiste perfino una qualche relazione tra sesso maschile e femminile e comportamento di genere maschile e femminile. Addirittura, sostiene lo studioso in un saggio comprensibilmente osteggiato dalle femministe, non è un caso che le scimmie femmine piccole tendano a giocare con bambole.

Per fortuna a ribaltare questo tipo di schema mentale pensa la filosofa Maura Gancitano nel suo “Specchio delle mie brame”, un saggio sul concetto di bellezza che rinchiude le donne in gabbie dorate dalle quali è difficilissimo scappare. Federica Crovella l’ha letto per noi. Gancitano è anche protagonista, insieme con Valentina Petrini, del podcast “Non sono d’accordo. Dialogo tra una cronista e una filosofa” che potete ascoltare su Fq Extra.

Buona lettura.

A cura di Silvia D’Onghia

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Per dimenticare l'orrore, stupri compresi, molte di loro varcano il confine e a Tijuana entrano in un progetto che somministra psilocibina, una triptammina capace di resettare il sistema nervoso centrale. Dal 2017 sono stati trattati 600 soldati (uomini e donne) delle forze speciali

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