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il Fatto Quotidiano
6 Dicembre 2023
A parole nostre

Subito dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, sui social sono stati diffusi alcuni cartelli con scritte del tipo “Se quando s’arrabbia sbatte o colpisce le cose intorno a te, vattene”. Come se fosse facile. In questo inserto raccontiamo spesso che, per allontanarsi da situazioni di violenza, a una vittima serve innanzi tutto una rete di protezione: un posto in cui andare, professionisti in grado di consigliare, magistrati e forze dell’ordine pronti a credere. Ma a una vittima, innanzi tutto, serve del denaro. E in un mondo in cui le donne lavorano meno degli uomini e sono spesso sottopagate, non è facile trovarlo. Per questo in Francia è appena entrata in vigore una legge che sostiene, con un assegno che va dai 240 ai 1.300 euro a seconda del reddito e del numero dei figli, le donne che decidono di abbandonare l’uomo violento. Non basta sicuramente, ma è comunque un primo passo. Luana De Micco ci racconta però che questa iniziativa ha un grande limite: per poter accedere al fondo serve una denuncia. E sappiamo che poche vittime denunciano.

Per un Paese che tenta comunque di ampliare diritti, ce n’è un altro che li ingabbia: la Russia. La scorsa settimana, la Corte suprema della Federazione ha messo al bando il movimento civico internazionale Lgbtq+: ciò significa, ci spiega Michela Iaccarino, che gay, lesbiche, transessuali, queer rischiano fino a 6 anni di carcere perché considerati estremisti. E tra gli omofobi spopola un programma tv il cui scopo è quello di smascherare l’unico gay in un gruppo di uomini.

Con Valerio Cattano ci spostiamo a Gaza. La speranza è ovviamente quella che il conflitto si risolva presto. Subito dopo, la comunità internazionale dovrà ricominciare a occuparsi della condizione femminile. Il Centro per le donne di Gaza City ha raccolto negli anni scorsi numeri impressionanti: fino al 2019, anno dell’entrata in vigore di una legge che lo vieta, il 37% delle ragazze si sposava prima di aver compiuto 18 anni. Non solo: il 63% delle giovani intervistate ha dichiarato di aver subito violenza dal marito. Per fortuna, nella Striscia e in Cisgiordania agiscono anche gli “ambasciatori del cambiamento”, uomini – spesso avvocati – che si battono per fermare la piaga delle spose-bambine.

Valentina Mira si occupa invece di un cortometraggio che andrebbe proiettato nelle scuole. Si chiama “Sei mesi dopo”, lo ha scritto e diretto Chiara Sfregola, e mostra due ex amici che si ritrovano, appunto, sei mesi dopo che lui ha stuprato lei. Ma lui, che si considera “uno dei buoni”, non riesce nemmeno a comprendere come quel “no” lo abbia trasformato non in un mostro, ma in un normale violentatore.

Elisabetta Ambrosi ha intervistato la storica Alessandra Foscati, autrice di un saggio su “Le meraviglie del parto” tra Medioevo ed Età moderna. Uno studio capace di ribaltare alcune nostre convinzioni, per esempio, sul dolore.

Per la pagina letteraria, infine, Sabrina Provenzani ha letto per noi l’ultimo lavoro di V, al secolo Eve Ensler, una delle madri del femminismo moderno, autrice dei “Monologhi della vagina” e fondatrice della campagna One Billion Rising che pure, ammette, per tutta la vita s’è dovuta confrontare col suo sentirsi una “nullità”.

Buona lettura.

A cura di Silvia D’Onghia

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di Elisabetta Ambrosi

Il libro

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Nel suo ultimo lavoro, V (così si fa chiamare adesso) ci consegna una fotografia a tratti malinconica della sua esperienza. Che però ha cambiato l'esistenza di milioni di donne

di Sabrina Provenzani

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