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il Fatto Quotidiano
5 Ottobre 2022
A parole nostre

Una donna entra in un ospedale per interrompere una gravidanza. La tensione e la paura le giocano un brutto scherzo e lei comincia a piangere. Il personale sanitario, vedendola in difficoltà, le dice che quel pianto è la dimostrazione che Dio la sta salvando, poiché la decisione di abortire deriva invece da una scelta di Satana. Italia, ottobre 2022: quando diciamo che, prima ancora dell’avvento di Meloni premier, nel nostro Paese l’Ivg è già un’odissea non temiamo di essere smentite. Anzi. La psicoterapeuta Federica Di Martino raccoglie sulla sua piattaforma “Ho abortito e sto benissimo” le storie di chi vuole interrompere la gravidanza, ma è costretta a subire violenza psicologica. Vuoi per essere costretta a sentire il battito fetale, vuoi per il medico che ti infila due profilattici nel documento d’identità. Angelo Molica Franco l’ha intervistata.

L’unica realtà in cui l’aborto è ormai considerato come una libera (e serena) scelta femminile è quello delle serie tv. A differenza degli anni Novanta, quelli in cui le giovani protagoniste decidevano di portare a termine comunque la gravidanza indesiderata in una sorta di redenzione da tutti i mali, le produzioni attuali fotografano il mondo per com’è, o come dovrebbe essere. Basti pensare a Sex Education, ci racconta Valentina Mira.

Ma cosa succederà adesso che avremo una premier donna? Alla 194, così come a tutti i diritti conquistati a fatica o a quelli che davamo per acquisiti? La docente di psicologia sociale Chiara Volpato ha aggiornato il suo saggio Psicosociologia del maschilismo, nel quale spiega le strategie attraverso cui si costruisce il potere maschile. E con Elisabetta Ambrosi parla anche di Giorgia Meloni e dei meccanismi che la leader di Fratelli d’Italia ha utilizzato per raggiungere Palazzo Chigi.

Per la pagina culturale prosegue la nostra inchiesta sulla letteratura femminile o al femminile. In questa seconda puntata, Giuseppe Cesaro intervista Elisabetta Sgarbi, fondatrice e anima de La Nave di Teseo, secondo la quale la maggiore presenza delle donne nella filiera editoriale ha rappresentato anche un aumento della qualità letteraria.

Eppure, come ci ricorda Nicoletta Bortolotti nella sua chiacchierata con Guido Biondi, già alla fine del 1300 c’era una donna capace di mantenersi con il solo mestiere della scrittura: Christine de Pizan, la prima vera intellettuale europea che paradossalmente non compare ancora nei libri di scuola.

Ritorna, infine, la nostra rubrica Pubblicità Regresso: questa volta ci occupiamo di un “redazionale” (quindi di una sponsorizzazione spacciata per articolo) comparsa su Vanity Fair, nel quale una sconosciuta autrice si vanta di avere una figlia di 5 anni che ama sbrigare le faccende domestiche.

Buona lettura.

A cura di Silvia D’Onghia

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La piattaforma

L’aborto, il battito e il diavolo: 500 storie di donne costrette a vergognarsi

Federica Di Martino, attivista e psicoterapeuta, raccoglie i racconti di chi vuole interrompere la gravidanza ma è costretta a subire violenza psicologica: “Meloni afferma di non voler modificare la legge, al cui interno vi è un riferimento chiaro: l’obbligo di riflessione di sette giorni, come se non fossimo capaci di intendere e di volere”

di Angelo Molica Franco

Tra finzione e realtà

Aborto, una rappresentazione serena esiste soltanto nelle serie tv

Negli anni Novanta, i telefilm trattavano l'interruzione di gravidanza in ottica cattolica: le ragazze improvvisamente cambiavano idea e volevano tenere il bambino. Per fortuna negli ultimi anni le cose stanno cambiando (quello che non cambia, è la scarsa presenza di attrici)

di Valentina Mira

L'intervista

Chiara Volpato: “Giorgia Meloni ha vinto con strategie maschiliste”

La docente di psicologia sociale: “La piena partecipazione delle donne alle attività economiche, sociali, culturali e politiche arricchisce l’intera comunità. Invece, la conservazione del dominio maschile provoca disagi e perdite per tutti”

di Elisabetta Ambrosi

Inchiesta a puntate/2

Letteratura femminile, Elisabetta Sgarbi: “Più donne significa più ruoli (e qualità)”

L'editrice: “I salotti buoni erano la critica letteraria. Poiché i salotti esistono sempre, bisogna vedere se non sono diventati meno buoni”

di Giuseppe Cesaro

In libreria

Christine De Pizan, Bortolotti: “Incredibile che non si studi a scuola”

Un romanzo sulla prima donna europea che visse della sua scrittura (con tre figli piccoli da mantenere)

di Guido Biondi

Pubblicità Regresso

Vanity Fair e le bambine di 5 anni che amano le faccende domestiche

Un articolo apparso sulla rivista online è un infinito elenco di incombenze casalinghe da insegnare (solo) alle figlie femmine. Si tratta di una sponsorizzazione mascherata dell'azienda Nuncas, ma il risultato è una comunicazione da inizio Novecento

di Silvia D’Onghia

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