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“La misoginia online costituisce un rischio reale per la democrazia”. Se quest’affermazione vi sembra azzardata andatevi a leggere il rapporto stilato da due ricercatrici, Lucina Di Meco e Nicoletta Appolito, sulle “Armi di reazione e di odio”. Scoprirete che, per esempio, pur di non incorrere in minacce – che nella vita reale coinvolgono figli e affetti – politiche e giornaliste sono costrette ad autocensurarsi. E poiché sono in particolare le donne a portare avanti le battaglie per i diritti (si pensi all’aborto o all’immigrazione), il pericolo è che, attraverso di loro, vengano silenziate anche le lotte progressiste. Ecco perché sono colpite in Rete soprattutto le donne che, oltre tutto – come spiegano le due ricercatrici a Sabrina Provenzani –, sono ancora costantemente sotto esame. Una ricerca illuminante.
Ci trasferiamo poi negli Stati Uniti, dove si sta consumando l’ultima battaglia dei repubblicani, che già sono riusciti a rendere illegale l’aborto. Stavolta nel mirino della restaurazione ci sono addirittura gli spettacoli delle drag queen. Non è uno scherzo: in 14 Stati su 50 gli show vengono messi al bando perché creano un “interesse pruriginoso” negli spettatori e rischiano di “rovinare” i bambini. Natale Ciappina ci racconta questa incredibile crociata.
Come accade da noi, a proposito per esempio delle famiglie arcobaleno (qui potete firmare la nostra petizione per tutelare i diritti dei bambini), è in atto una sorta di ritorno alla “norma”, laddove questa parola riassume tutti i caratteri – a nostro giudizio drammaticamente negativi – che le classi di potere le hanno attribuito negli ultimi due secoli. Una docente britannica, Sarah Chaney, ha studiato il significato della parola “normale” e in un saggio ci spiega perché si tende a escludere tutto ciò che non lo è. Ce ne parla Elisabetta Ambrosi.
Basterebbe invece, come ci insegnano quattro filosofe inglesi del secolo scorso, rimettere l’essere umano al centro dell’ethos. Come ci racconta Angelo Molica Franco, all’inizio del Novecento, anche approfittando della guerra che aveva portato gli uomini fuori dalle aule universitarie, le quattro mandarono in cantina il positivismo logico, restituendoci la centralità della persona.
Chiudiamo con un divertissement musico-letterario: Elisa Genghini, che si definisce “scrittrice per caso e cantautrice per masochismo”, ha voluto dedicare le sue strofe alle “galline vecchie”: quelle che, in abito di seta, dalle loro placide acque guardano all’orizzonte pensando che il meglio deve ancora venire. Ce le restituisce Giuseppe Cesaro.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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