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Passata la festa, gabbato lo santo. A una settimana dalla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, istituzioni e media già sono andati oltre. Fino al prossima morta ammazzata, almeno, per la quale leggeremo i soliti titoli compassionevoli (il nome senza cognome, tanto va di moda anche a Palazzo Chigi) o giustificativi (per l’assassino, che non accettava di essere stato lasciato). Poiché, invece, crediamo che sia necessario smettere di celebrare un’assurda Giornata, continueremo a occuparci di prevenzione della violenza.
Questa settimana lo facciamo toccando un tema dimenticato da anni nei cassetti di palazzi e ministeri: l’educazione sessuale nelle scuole. Certo, ora c’è una ministra della Famiglia – Eugenia Roccella – convinta che di sesso si debba parlare solo in famiglia, ma per fortuna c’è ancora chi si batte per i cittadini di domani: è il caso dell’Aied, che da sempre ne fa una questione, appunto, di cittadinanza. Alcuni dei numeri che ci riporta Elisabetta Ambrosi ci danno il senso della lontananza della politica dai ragazzi: sono state 16 le proposte di legge presentate sul tema dal 1977 al 2019, tutte arenate; mentre 8 giovani su 10 cercano informazioni su Internet.
Parlare di sessualità a scuola, come si fa in Svezia per esempio, non serve solo a educare i ragazzi al rispetto per l’altro o a prevenire le gravidanze indesiderate (visto che l’aborto è un tabù per questo governo); significa anche insegnare a prendersi cura di sé e della propria salute. E quindi, per esempio, a evitare di prendersi le malattie sessualmente trasmissibili. A proposito di Giornate mondiali, domani è quella contro l’Aids, una patologia che a molti ricorda gli anni 80, ma che invece è ancora drammaticamente presente. Pure tra i giovani. Federica Crovella ha intervistato la vicepresidente di Anlaids, Valeria Calvino.
Per educare servono le parole, quelle giuste. E il filo delle parole ci conduce tra le pagine del libro, appena pubblicato, di Iacopo Melio, giornalista, attivista e fondatore della onlus #vorreiprendereiltreno: nel suo È facile parlare di disabilità fornisce una guida pratica a cosa dire o non dire davanti a una persona disabile. Pubblichiamo la prefazione al volume firmata dalla linguista Vera Gheno. A proposito, sabato sarà la Giornata mondiale delle persone con disabilità.
Cosa c’entra tutto questo col femminismo? C’entra, eccome. Perché, ci spiegano due grandi autori contemporanei, essere femministi oggi significa occuparsi anche delle disparità sociali, economiche, culturali presenti in ogni angolo del mondo. Valentina Mira ha letto per noi tre opere di D. Hunter e Édouard Louis che, attraverso le loro storie personali, ci raccontano l’origine della violenza maschile. E non solo.
Ci siamo chiesti, allora, come dovrebbero essere gli uomini oggi. In una sorta di divertissement, Angelo Molica Franco è partito da una pubblicazione degli anni 60, l’Enciclopedia della donna, e ha chiesto a quattro autrici di ribaltare il punto di vista di partenza. Ecco allora il nostro Breviario per l’uomo contemporaneo.
Infinte un appuntamento letterario: arriva in libreria un racconto di Edith Wharton, la prima donna a vincere il Pulitzer e l’autrice de L’età dell’innocenza. Giuseppe Cesaro ci conduce in un viaggio onirico nella vita-dopo-la vita.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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