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Sembra incredibile, ma tra noi vive un’eroina che a dicembre compirà 80 anni: la Principessa Diana. Ovviamente non quella che perse la vita nel 1997 a Parigi. Parliamo di Wonder Woman, la prima supereroina che la DC Comics creò nel 1941 e che entrò a far parte della mitica triade con Batman e Superman. Negli anni, molte altre eroine hanno riempito il nostro immaginario soprattutto cinematografico, eppure Wonder Woman – come tutte le prime donne – ha lasciato un segno indelebile nell’empowerment femminile. Ne è certo Francesco Milo Cordeschi, autore di un saggio sull’Amazzone che, non per destino ma per volontà, ha scelto di salvare il mondo. Questa settimana partiamo allora con un omaggio a Diana Prince, grazie alle Parole (Nostre) di Giuseppe Cesaro.
Poi, invece, tenetevi forte: sempre di una battaglia si tratta, ma in questo caso i superpoteri non servono. Torna in Italia il testo antagonista e rivoluzionario della performer spagnola Diana J. Torres, e già il titolo è tutto un programma: Pornoterrorismo. Come ci racconta Elisabetta Ambrosi, leggendolo scopriremo le sue invettive contro il sistema etero-patriarcale, ma anche contro i canoni estetici, culturali, sessuali ed emozionali. Una sorta di liberazione rabbiosa che tocca ogni ambito della sessualità.
Forse, dal canto suo, anche la vita di Billie Jean King può definirsi una guerra vinta. La straordinaria tennista, che oggi ha 78 anni, ha dato alle stampe la sua autobiografia. È conosciuta soprattutto per aver umiliato Bobby Riggs ma, come ci spiega Andrea Scanzi, i suoi successi sono molti altri.
Donne che lottano e che spesso vincono, dunque. Ma anche figure che ci offrono i corpi di un’umanità mai redenta: è il caso di Jenny Saville, l’artista donna contemporanea più quotata al mondo. A Firenze è visitabile fino a febbraio una mostra che fa dialogare le sue opere con i capolavori del Rinascimento. L’ha vista per noi Angelo Molica Franco.
Torna, infine, l’appuntamento con la nostra rubrica Pubblicità Regresso: chi di voi non ha visto il martellante spot dei budini Elah? Ebbene, abbiamo scoperto che l’azienda delle adorate caramelle reitera da oltre un secolo lo stesso stereotipo sessista.
Buona lettura
A cura di Silvia D’Onghia
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