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Su di lei erano in molti a scommettere: si diceva potesse vincere. E invece il Premio Strega quest’anno è stato assegnato al bravo Mario Desiati. Ma questo non ferma il successo di una scrittrice di cui sentiremo parlare a lungo: Veronica Raimo, che con il suo “Niente di vero” ha raccontato – con grande ironia – la sua famiglia, quella da cui ha provato a difendersi diventando come invisibile. Perché, a dispetto di quanto si creda, la famiglia non è sempre un porto sicuro. E soprattutto, ragiona Raimo nell’intervista che ha realizzato con Elisabetta Ambrosi, non è sempre il nucleo che tradizionalmente consideriamo come tale. Anzi, sostiene, “io tornerei volentieri a un’idea collettivista della società. Crescere i figli insieme, condividere le case, smettere di passare la vita ad affrancarsi da una famiglia e da una casa per costruirne altre”.
Passaggio obbligato per far sì che questo accada è, ancora una volta, intervenire sull’autonomia delle donne, che necessariamente passa attraverso il lavoro. Federica Crovella ha scovato una ricerca, condotta a Londra da un team italiano di esperti, sul legame tra qualità del lavoro e salute mentale. E ha scoperto che, soprattutto per il genere femminile, una maggiore indipendenza porta addirittura a una riduzione nel rischio di depressione clinica. Lavorare meglio fa bene alla salute, quindi.
Non lavorare, invece, incide negativamente persino sulle relazioni affettive: in un saggio appena arrivato in Italia, la sociologa Christine Delphy sostiene che non raggiungere la parità sul mercato del lavoro retribuito costringe le donne ad accettare “rapporti domestici e a convertire la necessità economica” nell’illusione del matrimonio. Giuseppe Cesaro ha letto per noi il suo scritto.
E restiamo in tema occupazione, perché da questa settimana parte il nostro viaggio attraverso i “mestieri da femmina” e i “mestieri da maschio”: una serie di interessanti interviste che Eva Prodi ha realizzato che sovvertono l’ordine tradizionale delle cose e ribaltano i concetti di cura e fatica. Si comincia con Tommaso Schiavone, che di mestiere fa l’ostetrico.
Per la pagina letteraria, infine, Guido Biondi si occupa di “Spionaggio femminile nel Novecento”, un saggio nel quale Gabriele Faggioni ricostruisce le storie di donne coraggiose che misero la loro vita al servizio delle potenze europee e d’oltreoceano, in un gioco di potere fatto di segreti e informazioni.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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