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il Fatto Quotidiano
3 Agosto 2022
A parole nostre

Su di lei erano in molti a scommettere: si diceva potesse vincere. E invece il Premio Strega quest’anno è stato assegnato al bravo Mario Desiati. Ma questo non ferma il successo di una scrittrice di cui sentiremo parlare a lungo: Veronica Raimo, che con il suo “Niente di vero” ha raccontato – con grande ironia – la sua famiglia, quella da cui ha provato a difendersi diventando come invisibile. Perché, a dispetto di quanto si creda, la famiglia non è sempre un porto sicuro. E soprattutto, ragiona Raimo nell’intervista che ha realizzato con Elisabetta Ambrosi, non è sempre il nucleo che tradizionalmente consideriamo come tale. Anzi, sostiene, “io tornerei volentieri a un’idea collettivista della società. Crescere i figli insieme, condividere le case, smettere di passare la vita ad affrancarsi da una famiglia e da una casa per costruirne altre”.

Passaggio obbligato per far sì che questo accada è, ancora una volta, intervenire sull’autonomia delle donne, che necessariamente passa attraverso il lavoro. Federica Crovella ha scovato una ricerca, condotta a Londra da un team italiano di esperti, sul legame tra qualità del lavoro e salute mentale. E ha scoperto che, soprattutto per il genere femminile, una maggiore indipendenza porta addirittura a una riduzione nel rischio di depressione clinica. Lavorare meglio fa bene alla salute, quindi.

Non lavorare, invece, incide negativamente persino sulle relazioni affettive: in un saggio appena arrivato in Italia, la sociologa Christine Delphy sostiene che non raggiungere la parità sul mercato del lavoro retribuito costringe le donne ad accettare “rapporti domestici e a convertire la necessità economica” nell’illusione del matrimonio. Giuseppe Cesaro ha letto per noi il suo scritto.

E restiamo in tema occupazione, perché da questa settimana parte il nostro viaggio attraverso i “mestieri da femmina” e i “mestieri da maschio”: una serie di interessanti interviste che Eva Prodi ha realizzato che sovvertono l’ordine tradizionale delle cose e ribaltano i concetti di cura e fatica. Si comincia con Tommaso Schiavone, che di mestiere fa l’ostetrico.

Per la pagina letteraria, infine, Guido Biondi si occupa di “Spionaggio femminile nel Novecento”, un saggio nel quale Gabriele Faggioni ricostruisce le storie di donne coraggiose che misero la loro vita al servizio delle potenze europee e d’oltreoceano, in un gioco di potere fatto di segreti e informazioni.

Buona lettura.

A cura di Silvia D’Onghia

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L’intervista

Veronica Raimo: “Basta considerare la famiglia una costruzione naturale”

Vincitrice dello Strega Giovani e del Viareggio con il suo “Niente di vero”: “Tornerei volentieri a un'idea collettivista della società. Crescere i figli insieme, condividere le case, smettere di passare la vita ad affrancarsi da un nucleo per costruirne altri”

di Elisabetta Ambrosi

La ricerca

Autonomia e flessibilità: aiutare le donne a lavorare senza ammalarsi

Un gruppo di esperti italiani ha condotto uno studio a Londra sul legame tra qualità del lavoro e salute mentale. E ha scoperto che, per il genere femminile, una maggior indipendenza porta a una riduzione nel rischio di depressione clinica

di Federica Crovella

L'eterna battaglia

Christine Delphy: “La discriminazione illude la donna persino sull’amore”

Arriva in Italia il suo saggio a carattere economico, sociologico e antropologico che individua le “colpe” del patriarcato e inchioda tutti: non raggiungere la parità sul mercato del lavoro retribuito costringe ad accettare “rapporti domestici e a convertire la necessità economica” nell'illusione del matrimonio

di Giuseppe Cesaro

Mestieri da femmina

L’ostetrico: “Assisto le donne, faccio nascere i bimbi. Eppure sono un uomo”

Tommaso ha 26 anni e una carriera avviata, ma nel suo percorso ha incontrato non poche difficoltà legate al genere di appartenenza

di Eva Prodi

Il volume

Non tutte le spie vengono per sedurre: intelligenza e coraggio delle 007

Gabriele Faggioni racconta le vite (e le morti) delle donne che hanno vestito mentite spoglie: da Mata Hari a Margarita Konenkova, che fu amata (davvero) da Einstein

di Guido Biondi

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