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Alla data del 26 giugno, il ministero dell’Interno segnava il numero 59 alla voce “vittime donne” nell’ambito dei 158 omicidi volontari commessi dall’inizio dell’anno. Di quei 59 femminicidi, 51 sono stati commessi in ambito familiare o affettivo; 31 sono le donne che hanno trovato la morte per mano del partner o dell’ex partner. Rispetto al 2021, il numero delle vittime di genere femminile subisce un incremento del 5%. Senza mai dimenticare che dietro questi asettici dati ci sono nomi, volti, storie, affetti e vite spezzate, ricordiamoci anche che ci sono centinaia di donne che per fortuna non finiscono in quell’elenco ma che dalla violenza rimangono comunque segnate per sempre. Psichicamente, perché ci vogliono anni per fare pace con se stesse e con gli uomini, e fisicamente, perché i segni delle botte rimangono addosso. Spesso, sul viso. Adesso c’è un bel progetto che viene reso disponibile gratuitamente per le vittime che hanno riportato cicatrici sul volto: si chiama Rigenera Derma ed è una metodologia sviluppata privatamente ma con l’approvazione di due università. Ce la racconta Federica Crovella.
Rimaniamo in tema corpo femminile, ma lo facciamo da un punto di vista particolare: quello delle suore. Che sono donne, prima di essere sorelle. La Chiesa cattolica già ha un brutto rapporto con la sessualità femminile, figuriamoci con quella di chi sceglie di essere la sposa di Cristo. Giulia Villoresi, scrittrice e giornalista, esperta di storia religiosa, ha appena pubblicato “Benedetto il frutto”, nel quale racconta la scoperta dell’eros da parte di suor Faustina, una scoperta profondamente dolorosa. Elisabetta Ambrosi ne ha parlato con l’autrice.
Corpo, Mente e Filosofia è invece il tema di cui si occupano i professori Sandra Plastina ed Emilio Maria de Tommaso in un saggio sulle pensatrici femminili che non vengono annoverate nei manuali. Da Christine de Pizan a Moderata Fonte, Angelo Molica Franco le ripercorre con la docente.
La nostra pagina letteraria è incentrata oggi sul matrimonio. Anzi, sulla Monogamia, come si chiama il nuovo romanzo di Sue Miller, nel quale la protagonista vive una seconda vita, apparentemente felice, con un uomo che la ama ma che la tradisce. E allora la domanda che Giuseppe Cesaro si pone è fino a che punto le ombre possono essere ignorate. Sembrano simili anche le scelte di Rami, figura al centro del volume della scrittrice mozambicana Chiziane Niketche: una “storia di poligamia” che restituisce alle donne il valore universale della solidarietà. Lo ha letto Maria Cristina Fraddosio.
Chiudiamo con una (brutta) segnalazione televisiva, perché in fondo sempre di matrimonio si tratta. C’è un nuovo format in onda su Tv8 che mette insieme alcuni tra i peggiori stereotipi sessisti: “Chi vuole sposare mia mamma?”, un dating show in cui a scegliere la “seconda possibilità” tra una serie di pretendenti sono i figli delle partecipanti. Come dire che una donna non è tale se non in quanto madre. Eva Prodi ha visto per noi la prima puntata.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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