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Secondo una ricerca, le alunne di 4 anni hanno prestazioni peggiori nel test delle abilità spaziali se prima di farlo colorano il disegno di una bambina che gioca con una bambola. È anche per questo che bisogna rieducare gli insegnanti e gli operatori della scuola, affinché i pregiudizi e gli stereotipi non vengano trasmessi alle nuove generazioni nemmeno in maniera inconsapevole. La case editrice Pearson ha appena dato alle stampe “Educare alla parità. Principi, metodologie didattiche e strategie di azione per l’equità e l’inclusione”: un testo che comprende contributi di studiosi che affrontano il tema sotto diversi punti di vista, tutti però accomunati dall’intento di favorire l’acquisizione di uno sguardo consapevole e di strumenti critici. Una delle curatrici del volume, Marina Della Giusta, docente all’Università di Reading (nel Regno Unito), ci spiega come i pregiudizi inconsapevoli sono collegati alle disuguaglianze scolastiche attraverso molte delle variabili che mediano il successo cognitivo e non cognitivo di ragazzi e ragazze.
Ed è sulla scuola che si concentra anche la psichiatra e consulente per i Tribunali, Rosalba Trabalzini, da poco in libreria con un saggio che affronta cinque storie diverse, ma ugualmente complesse, di violenza maschile sulle donne. Le sue tesi – per esempio quella secondo cui non bisogna parlare di femminicidi, ma genericamente di omicidi – suonano provocatorie per chi è convinto, come noi, che la prevenzione parta anche dal linguaggio. Ma è interessante il suo invito a lavorare sulla rabbia, sentimento biologicamente connaturato all’essere umano, che andrebbe canalizzato in età da scuola elementare e poi rieducato durante l’adolescenza.
Tornando agli stereotipi, la filosofa Selena Pastorino indaga invece sulla rappresentazione delle donne: dall’universo femminile, sostiene, si esige una coerenza assoluta e ottusa, come quella propria degli oggetti. Poiché siamo impegnati, senza tregua, a negoziare tra la realtà che si trasforma e il nostro bisogno di punti fermi, ci affezioniamo alle etichette e ai confini.
A proposito di confini, ce n’è uno che è ancora ben delimitato ma che, passo dopo passo, anzi pedalata dopo pedalata, le donne stanno tentando di superare: il gender gap nello sport. Luana De Micco ci porta in Francia, dov’è cominciato il Tour de France femminile. I team iscritti sono tenuti a versare uno stipendio minimo alle cicliste, passato da 15 mila euro nel 2020 a 27.500 nel 2022. Per gli uomini parliamo invece di 40.000 dal 2020. Un divario che si va dunque assottigliando. Anche perché gli sponsor si stanno rendendo conto che puntare sul genere femminile ripaga in termini di consenso.
Per la pagina letteraria, Guido Biondi ci porta alla scoperta della filosofa e psicologa belga Vinciane Despret, che racconta come il futuro dell’umanità potrebbe risiedere nella scoperta del linguaggio… del polpo. Giuseppe Cesaro, infine, si occupa de “Le città degli altri”, un romanzo di Letizia Dimartino.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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