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“L’ironia è una dichiarazione di dignità, è l’affermazione della superiorità dell’essere umano su quello che gli capita”. La frase, iconica, è dello scrittore Romain Gary. È del secolo scorso ma, nei periodi in cui tutti si scoprono talmente sicuri di sé da discettare del mondo senza porsi domande, torna di straordinaria attualità. Ed è proprio da qui che parte la nostra chiacchierata con Lella Costa, che il 29 maggio sarà ospite dei Dialoghi di Pistoia, il festival di antropologia giunto alla sua XIII edizione. I “giocatori di Risiko”, come li definisce, sono incastrati nei meccanismi del potere, che non ammette titubanze. Uomini, soprattutto, ma anche donne, perché le poche che riescono a sfondare il soffitto di cristallo devono adattarsi a meccanismi rigidi e autoreferenziali.
È ciò che è accaduto all’imprenditrice Silvia Negri, per esempio, che prima di strutturare le sue aziende, ha dovuto sentirsi dire – proprio da una donna – che quella di avere figli era una scelta alternativa alla carriera. Da trent’anni opera nel settore della moda e le dichiarazioni di Elisabetta Franchi sull’assunzione di donne che hanno superato gli anta non l’hanno sorpresa. Nell’intervista a Guido Biondi racconta cosa significa per un’azienda dare lavoro alle donne e, ancor più, puntare sulle capacità delle neo-mamme.
Pensare alla maternità e alle donne ai vertici come la normalità. Così come la normalità è quella che rappresenta la scrittrice Chiara Sfregola nel suo “Camera Single”, volume nato da una rubrica in cui, à la “Sex and the City”, ha raccontato le avventure di quattro amiche in una grande città. Solo che, a differenza delle protagoniste della serie, le quattro amiche sono lesbiche. Ma questo di certo non le salva, spiega l’autrice a Elisabetta Ambrosi, dalle incombenze e dai disastri sentimentali che gravano sulle giovani generazioni.
A proposito di genere, o di mancanza di identità di genere, Angelo Molica Franco ha voluto degnamente celebrare un’icona genderqueer, che copie 50 anni: Lady Oscar, il fumetto giapponese poi diventato un cartone animato cult anche in Italia. Alla corte di Versailles, Oscar nasce femmina da un padre che voleva un fiocco azzurro e, in abiti maschili e con la spada sguainata, sfida le convenzioni e il perbenismo della corte di Maria Antonietta.
Chiudiamo con un volume che torna finalmente in libreria, 95 anni dopo la prima e unica edizione italiana: “La ninfa costante” di Margaret Kennedy, il racconto di un doloroso triangolo bohémien il cui adattamento teatrale subì la censura fascista. Ce ne parla Giuseppe Cesaro.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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