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il Fatto Quotidiano
25 Maggio 2022
A parole nostre

“L’ironia è una dichiarazione di dignità, è l’affermazione della superiorità dell’essere umano su quello che gli capita”. La frase, iconica, è dello scrittore Romain Gary. È del secolo scorso ma, nei periodi in cui tutti si scoprono talmente sicuri di sé da discettare del mondo senza porsi domande, torna di straordinaria attualità. Ed è proprio da qui che parte la nostra chiacchierata con Lella Costa, che il 29 maggio sarà ospite dei Dialoghi di Pistoia, il festival di antropologia giunto alla sua XIII edizione. I “giocatori di Risiko”, come li definisce, sono incastrati nei meccanismi del potere, che non ammette titubanze. Uomini, soprattutto, ma anche donne, perché le poche che riescono a sfondare il soffitto di cristallo devono adattarsi a meccanismi rigidi e autoreferenziali.

È ciò che è accaduto all’imprenditrice Silvia Negri, per esempio, che prima di strutturare le sue aziende, ha dovuto sentirsi dire – proprio da una donna – che quella di avere figli era una scelta alternativa alla carriera. Da trent’anni opera nel settore della moda e le dichiarazioni di Elisabetta Franchi sull’assunzione di donne che hanno superato gli anta non l’hanno sorpresa. Nell’intervista a Guido Biondi racconta cosa significa per un’azienda dare lavoro alle donne e, ancor più, puntare sulle capacità delle neo-mamme.

Pensare alla maternità e alle donne ai vertici come la normalità. Così come la normalità è quella che rappresenta la scrittrice Chiara Sfregola nel suo “Camera Single”, volume nato da una rubrica in cui, à la “Sex and the City”, ha raccontato le avventure di quattro amiche in una grande città. Solo che, a differenza delle protagoniste della serie, le quattro amiche sono lesbiche. Ma questo di certo non le salva, spiega l’autrice a Elisabetta Ambrosi, dalle incombenze e dai disastri sentimentali che gravano sulle giovani generazioni.

A proposito di genere, o di mancanza di identità di genere, Angelo Molica Franco ha voluto degnamente celebrare un’icona genderqueer, che copie 50 anni: Lady Oscar, il fumetto giapponese poi diventato un cartone animato cult anche in Italia. Alla corte di Versailles, Oscar nasce femmina da un padre che voleva un fiocco azzurro e, in abiti maschili e con la spada sguainata, sfida le convenzioni e il perbenismo della corte di Maria Antonietta.

Chiudiamo con un volume che torna finalmente in libreria, 95 anni dopo la prima e unica edizione italiana: “La ninfa costante” di Margaret Kennedy, il racconto di un doloroso triangolo bohémien il cui adattamento teatrale subì la censura fascista. Ce ne parla Giuseppe Cesaro.

Buona lettura.

A cura di Silvia D’Onghia

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L'intervista

Lella Costa: “Ironia, l’antitesi al potere. Parlano di guerra come se fosse Risiko”

L'attrice sarà ospite della giornata conclusiva dei Dialoghi di Pistoia: “Non è che prima dell'Ucraina il Pianeta fosse in pace. Dov'erano allora tutti questi ‘esperti’ quando in Ruanda morivano oltre un milione di persone?”

di Silvia D’Onghia

Il colloquio

L’imprenditrice Negri: “Smettiamola di stupirci per le donne ai vertici”

A capo della sua agenzia, opera da 30 anni nel settore: “Io stessa ho vissuto grosse difficoltà dopo la nascita dei miei figli, e ho dovuto lasciare i posti in cui lavoravo. Ma dobbiamo considerare la parità come un dato acquisito, altrimenti torniamo indietro”

di Guido Biondi

Diritti e generazioni

Chiara Sfregola: “Nella mia ‘Camera single’ la normalità delle lesbiche”

Torna il libro nato da una rubrica: l'autrice racconta le (dis)avventure sentimentali di un gruppo di amiche in una grande città. Con una differenza rispetto a “Sex and the City”: la protagonista e le sue amiche non sono eterosessuali. “Le donne sono soggetti meno visibili nel discorso pubblico in generale, soprattutto sono meno rappresentate come soggetti desideranti”

di Elisabetta Ambrosi

Celebrazioni

Lady Oscar, i primi 50 anni dell’eroina giapponese genderqueer

Il fumetto originale è uscito nel 1972, in Italia dieci anni dopo la prima messa in onda del cartone animato. Nata femmina da un padre che voleva un maschio (e così la fa crescere), ha sfidato la propria identità e il perbenismo della Versailles della seconda metà del ’700

di Angelo Molica Franco

Riscoperte

Radici nel passato, sguardo al futuro: “La ninfa costante” è ancora tra noi

Margaret Kennedy scrisse il romanzo agli inizi del Novecento; grande ne fu il successo, tanto da farne adattamenti teatrali e cinematografici. In Italia arrivò la censura di Mussolini. Narra la storia di un triangolo bohémien ma doloroso

di Giuseppe Cesaro

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