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Il 23% degli uomini tra i 15 e i 34 anni pensa che sia normale ricorrere alla violenza per farsi rispettare e il 41% degli uomini tra i 18 e i 24 anni pensa che forzare la compagna ad avere un rapporto sessuale non sia stupro. Il 14% delle donne dice di aver subito un rapporto non consensuale, il 15% violenze dal partner. A cinque anni dal #MeToo, il sessismo in Francia non solo non accenna a diminuire ma, stando all’ultimo rapporto dell’Alto consiglio per l’Uguaglianza, è addirittura aumentato, soprattutto tra i giovani. Le responsabili dell’ente indipendente chiedono da tempo maggiori investimenti per contrastare gli stereotipi, soprattutto in Rete. Ma non solo: Luana De Micco ci racconta di cosa ci sarebbe bisogno, almeno in Francia.
Da noi, il giorno dopo l’istituzione della commissione d’inchiesta parlamentare sui femminicidi (che ha visto anche l’approvazione di un ordine del giorno che impegna il governo a non toccare la 194), registriamo invece un’iniziativa molto valida, in tema di contrasto alla violenza di genere: grazie all’impegno dell’associazione Soroptimist International, sono state già create 220 “stanze” per le donne, luoghi in cui chi ha subìto maltrattamenti può sentirsi al sicuro, raccontare e denunciare in un ambiente protetto e accogliente. Si trovano nelle caserme e nei commissariati di tutta Italia, dove il personale viene formato appositamente, e ce ne parla Federica Crovella.
Con Elisabetta Ambrosi ci occupiamo, invece, di un tema particolare: un ricercatore americano, David Pettman, si è chiesto quanto inquini la libido. No, non è uno scherzo: se pensiamo al mondo consumistico in cui viviamo, ci accorgiamo che anche il piacere è diventato schiavo di un’“economia libidica”. “C’è un legame tra desiderio e crisi climatica – sostiene il docente nell’intervista –: ogni acquisto che facciamo lascia una traccia, in termini di emissioni di carbonio, inquinamento, rifiuti”. Anche i desideri sessuali, evidentemente, hanno un costo in termini ambientali.
Angelo Molica Franco ci porta nel cuore montuoso dell’Albania, alla scoperta del rito delle “vergini giurate”: ragazze che, non trovando marito, decidono di comportarsi da uomini pur di essere accettate dalla società fortemente maschilista. Si rasano i capelli, indossano fasce di contenimento per il seno, bevono e fumano. Un documentario racconta la scelta di queste donne che, per disperazione o tentativo di libertà, rinnegano la propria natura. Michela Iaccarino prosegue, poi, il suo viaggio attraverso le figure femminili che hanno contribuito a cambiare la Storia: questa settimana ci racconta la vita della “contessa dei poveri”, una nobile inglese che, all’inizio del Novecento, scelse di rinnegare la propria classe di appartenenza per divenire un’eroina dell’indipendenza di Dublino. Che ancora oggi la celebra.
Per la pagina culturale, infine, Giuseppe Cesaro ci trasporta nel mondo di Pizza Girl: una 18enne americana incinta alle prese con l’ossessione, ma anche la speranza, che il diventare grandi non sia poi un volo giù per la scarpata.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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