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Sostituire, rimpiazzare; nel linguaggio giuridico, subentrare a qualcuno in un diritto. Nel leggere la definizione della parola “surrogare” sulla Treccani, tutto viene in mente fuorché un universo che racchiude (anche) emozioni – gioia, paura, attesa, ansia, trepidazione, per citarne alcune – e, soprattutto, una vita. Anzi, tante vite: perché dietro una madre surrogata, c’è l’impossibilità di alcune coppie di concepire da sé un figlio, c’è la disponibilità di una donna a mettere il suo corpo al servizio degli altri. Ci sono, a volte, la disperazione e la povertà. E allora è troppo semplice giudicare senza sapere, dichiarare illegale senza capire quali sono le motivazioni profonde che spingono verso una tale pratica. Rossella Anitori e Darel Di Gregorio hanno provato a farlo con un documentario, “Surrogacy. In nome del figlio”, che da oggi è visibile sulla pagina Extra del fattoquotidiano.it e che la nostra Paola Mentuccia ci racconta in questa newsletter.
Ed è sempre di maternità difficile che ci parla anche Andrea Rosi, che ha intervistato una coppia lesbica costretta ad andare in Spagna per la fecondazione eterologa. Perché in Italia, se non sei eterosessuale e legalmente sposato, avere un figlio è pressoché impossibile. Alla faccia della tutela della vita e della famiglia.
Eppure, è proprio “quando ti decidi a fare un figlio?” la domanda che noi donne ci sentiamo rivolgere più volte nel corso della vita. E spesso, purtroppo, da altre donne, ammantate – a loro insaputa – di un maschilismo difficile a morire. La scrittrice e attivista Karen Ricci ha tradotto in un libro, omonimo, il podcast e la sua pagina Instagram “Cara, sei maschilista!”, che raccoglie appunto tutti gli stereotipi patriarcali fatti propri dalle donne. Per esempio quello della nuova bellezza, come ha raccontato a Elisabetta Ambrosi.
Per la pagina letteraria, ci occupiamo oggi di una figura troppo spesso relegata al ruolo di “segretaria”. Franca Ongaro era in realtà una grande studiosa, che l’amore ha voluto al fianco di un uomo del calibro di Franco Basaglia. Una vita, anzi due, spese per dare dignità alla malattia mentale in Italia. Un saggio di Annacarla Valeriano scava nel cono d’ombra nel quale lei stessa aveva scelto di restare per donare una nuova luce alla figura di Ongaro. Giuseppe Cesaro lo ha letto per noi.
Maria Cristina Fraddosio ci trasporta invece nell’inferno di un abuso infantile, magistralmente raccontato da una giovane scrittrice, Bélen López Peiró, che ha saputo trasformare il dolore in memoria, e una violenza privata in uno stupro collettivo. Tanto da farne il nuovo manifesto femminista dell’America Latina.
Infine una mostra milanese da non lasciarsi sfuggire: Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano. Un’esposizione, in cui compaiono anche Giorgione e Tintoretto, che ci restituisce corpi femminili vivi, vividi, desiderabili. Ce la racconta Angelo Molica Franco.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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