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“È qualcosa che non senti tutti i giorni”, “sono rimaste un attimo scioccate”, “L’ho detto a papà, pensavo peggio”: sono alcuni dei commenti ricevuti dai “corteggiatori” di Uomini e donne (il programma cult-trash di Maria De Filippi) quando hanno comunicato alle proprie famiglie di essere usciti con una tronista trans donna. E del resto alcuni di loro, per primi, all’inizio della stagione le avevano rivolto domande tipo “Puoi avere figli?”. Al di là del giudizio (che sospendiamo volentieri) sulla trasmissione, crediamo che sia il caso di tornare sull’ignoranza e sui pregiudizi che ancora oggi – mentre il Ddl Zan è sparito dall’agenda parlamentare – accecano la società italiana appena si nomina il “genere”. Angelo Molica Franco ne ha parlato con due attivist* trans. Questa settimana partiamo da qui, A Parole Nostre, dal trangender e non dal transessuale, perché le parole sono importanti.
“Il linguaggio può produrre effetti annichilenti”, sostiene anche la professoressa Raffaella Scarpa, che alla lingua delle violenze domestiche ha dedicato un interessantissimo saggio. Giuseppe Cesaro, intervistandola, ha scoperto che esistono sei direttrici linguistiche che determinano il climax degli abusi. Una verità disvelata dalle parole, dunque, che andrebbero usate consapevolmente, soprattutto quando ruotano attorno al corpo. A proposito di aborto, per esempio, “bisognerebbe definire gli obiettori come medici che rifiutano di prestare assistenza sanitaria”: ne è convinta la scrittrice irlandese Louise O’Neill, che con Elisabetta Ambrosi ha affrontato i temi del femminismo, della cultura del patriarcato e dei diritti.
Aborto è l’altra faccia (scura, ma libera e personale) della maternità: proprio sulla gravidanza delle magistrate si concentra stavolta la giudice Barbara Perna, che dalla settimana scorsa ci sta illuminando sulla presenza femminile nei tribunali. Oggi scopriamo che avere figli diventa un problema per la Giustizia.
Infine un appuntamento imperdibile: a Roma una retrospettiva raccoglie oltre cento scatti di Margaret Bourke-White, la fotografa e avventuriera che immortalò, oltre alle persone comuni, anche Stalin e Ghandi. Guido Biondi ha sentito la curatrice della mostra, Alessandra Mauro.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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