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Ci accusano spesso di vedere il patriarcato dappertutto, come se la considerassero un’etichetta che applichiamo in ogni contesto sociale o culturale perché non sappiamo trovare altre spiegazioni. Come se la verità fosse da cercare altrove, nei mostri, nei malati, nei bravi ragazzi che diventano diavoli. Ce lo insegna, da ultimo, l’atroce femminicidio di Giulia Cecchettin, laddove a tre giorni dalla scoperta del cadavere della quasi ingegnera, sul banco degli imputati è finita la sorella Elena, colpevole di aver detto come stanno le cose. Con la chiarezza che non sentiamo in bocca alla politica da troppo tempo. Ammettere che la violenza contro le donne nasce in un contesto culturale nel quale cresciamo da sempre significherebbe, per tutti gli uomini (anche per quelli che non hanno mai alzato un dito), dover ammettere di essere nati e cresciuti nel privilegio. Lo stesso privilegio che li abitua a pensare alle donne come a oggetti da possedere, senza le quali – lo aveva detto Filippo Turetta al padre – non poter vivere. Sabato 25 novembre, come ogni anno, si celebrerà la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: la manifestazione principale partirà dal Circo Massimo a Roma. L’augurio è che, in piazza, che siano più uomini che donne.
Non tutti i rapporti tossici finiscono con un femminicidio, certo. Ma tutti i femminicidi hanno avuto origine da comportamenti violenti: a cominciare dal controllo sul telefono, sull’abbigliamento e sui conti correnti, proseguendo con un maltrattamento fisico. Sabrina Provenzani ha stilato una sorta di decalogo: meglio, un elenco di comportamenti che ogni donna nella propria vita ha subìto almeno una volta. Come nel caso di Giulia Cecchettin, #noilosappiamo. La nostra provocazione si rivolge, dunque, agli uomini, soprattutto a quelli che pensano di esserne esenti. Provate a dirci che non avete assunto neanche uno di questi atteggiamenti nel corso della vostra vita.
Noi lo sappiamo, ma spesso non sappiamo come uscirne. È allora fondamentale far conoscere a tutte il 1522, il numero verde anti violenza e stalking, un servizio gratuito della Presidenza del Consiglio gestito dal 2020 dall’associazione Differenza Donna. Abbiamo passato una giornata con le operatrici, abbiamo ascoltato le loro risposte alle richieste di aiuto. Sapete quante sono? 250, ogni giorno. In questi giorni, dopo il ritrovamento del cadavere di Giulia Cecchettin, sono arrivate a essere addirittura 400-450.
In vista dell’appuntamento di sabato, si moltiplicano le iniziative. Con Elisabetta Ambrosi quest’anno abbiamo dato spazio ai Cerchi Anti Violenza, una campagna dell’associazione “The Circle Italia Onlus” che, partendo Napoli, si prefigge di fare formazione agli addetti ai lavori e informazione a studenti e cittadini.
Lo ripetiamo spesso: essere femministi conviene anche agli uomini, perché il patriarcato è una gabbia culturale pesantissima. Allora bisogna fare di tutto perché i bambini di oggi diventino persone migliori domani, ma se aspettiamo la politica non ci resta che l’asteroide sulla Terra. Cominciamo noi genitori, noi insegnanti. È da poco arrivato in libreria un prezioso volume per ragazzi, nel quale Lorenzo Gasparrini spiega perché la mascolinità tossica danneggia tutti. Ne pubblichiamo uno stralcio.
Chiudiamo il capitolo dedicato alla violenza con uno sguardo all’estero. Human Rights Watch ha pubblicato un impressionante rapporto sulla condizione delle detenute in Giappone: le donne incinte vengono fatte partorire ammanettate, le anziane non possono contare sui medici… Ce lo racconta Luana De Micco.
Per la pagina culturale, infine, Giuseppe Cesaro ci parla dell’amore normale, eppure straordinario, tra Wisława Szymborska, poetessa Nobel per la Letteratura nel 1996, e il suo compagno Kornel Filipowicz, uno tra i più importanti narratori polacchi. Nel loro scambio epistolare, tra gelosia e sanatorio, le parole di un mondo perduto per sempre.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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