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Domenica prossima gli italiani decideranno a chi affidare le sorti del Paese per i prossimi cinque anni (forse). I sondaggi sono vietati fino alla chiusura dei seggi, ma – se ci rifacciamo agli ultimi pubblicati – rimangono pochi dubbi: a Palazzo Chigi andrà Giorgia Meloni, che negli ultimi giorni di campagna elettorale ha calato la maschera rispetto ad alcuni temi che noi riteniamo dirimenti per il Paese: diritti civili, adozioni omosessuali, aborto, ecc. Per questo motivo, Angelo Molica Franco ha affidato a due esperte – l’avvocata Cathy La Torre e l’ex deputata Vladimir Luxuria – il compito di immaginare cosa sarà accaduto nel nostro Paese tra un anno, se l’esito delle urne sarà quello annunciato dai sondaggi. E francamente c’è poco da stare allegri…
Uno degli argomenti su cui più si discute, dicevamo, è l’interruzione di gravidanza. Al primo posto del programma di Fratelli d’Italia c’è il sostegno alla natalità e alla famiglia: attraverso l’escamotage della piena applicazione della Legge 194, Meloni ha tutta l’intenzione, invece, di rendere ancora più inaccessibile l’accesso all’aborto (come ha scritto Maddalena Oliva sul Fatto di oggi, pensiamo a cosa è già accaduto in Piemonte, nelle Marche e in Umbria, regioni a guida centrodestra). Ma seguire la scia degli Usa non porta a nulla di buono neanche per i bambini: Sabrina Provenzani ci racconta una ricerca americana secondo la quale, negli Stati in cui la legislazione è più restrittiva (anche a seguito della sentenza Roe vs Wade), il supporto alle famiglie è inferiore e meno accessibile, maggiori sono le gravidanze indesiderate e più alto il tasso di mortalità infantile.
Per questo la preoccupazione dei movimenti femministi comincia a crescere anche da noi: perché i diritti che erano stati dati per acquisiti una volta per sempre non lo sono affatto. Usciamo dal silenzio, il movimento delle donne che ha organizzato la grande manifestazione del 14 gennaio 2006 a Milano per la libertà femminile, ha pubblicato adesso un e-book che racconta quella mobilitazione. Guido Biondi ne ha parlato con una delle protagoniste, Assunta Sarlo.
Se il centrodestra sbandiererà, dunque, la sacralità della vita come stella polare delle sue politiche sulla famiglia, come sostiene Cathy La Torre potremo scordarci l’educazione all’affettività nelle scuole. E quindi potremo rimandare di altri cinque anni almeno la speranza che le nuove generazioni maschili imparino a tenere le mani a posto. Natascia Ronchetti ha raccolto la drammatica testimonianza della madre di Giulia Galiotto, che nel 2009, nel modenese, è stata ammazzata a colpi di pietra dal marito Marco Manzini. Ebbene, dopo 13 anni di buona condotta, l’assassino è in semilibertà e ha offerto alla famiglia della vittima appena 50 euro al mese di risarcimento.
Ripetiamo sempre che la violenza è un problema culturale e che il patriarcato si autoalimenta anche attraverso il linguaggio. Ben venga, dunque, la decisione della Treccani di inserire le desinenze al femminile. C’è un altro dizionario importante, che esce in questi giorni e che affronta i temi legati alle identità. Lo ha scritto la linguista Beatrice Cristalli, che alla nostra Elisabetta Ambrosi ha raccontato perché chi “parla bene, pensa bene”.
Parole da cui parte anche Jonathan Zenti, il podcaster seguitissimo che ora ha scritto un libro in cui affronta dodici “Problemi”, dal genere alle relazioni tossiche, dal narcisismo al vittimismo, dalla terapia al corpo. Ce lo racconta Giuseppe Cesaro.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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