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A giugno li abbiamo visti esultare per il pronunciamento della Corte Suprema che, smantellando la sentenza del 1973 sull’aborto (la Roe vs Wade), di fatto ha cancellato anche 50 anni di diritti e ha messo in pericolo la salute stessa delle donne. Sono i Pro Life americani e, come abbiamo raccontato nel nostro video su Extra, oltre a essere ultra cattolici stupiscono perché sono anche molto giovani. Hanno avuto un peso nelle elezioni di Midterm e rischieranno di condizionare le prossime presidenziali. Ma, soprattutto, si stanno trasformando nei veri nemici delle donne, già condannate in molti Stati a non poter abortire legalmente: come ci racconta Michela Iaccarino, si sono messi addirittura a caccia dei residui chimici della pillola RU486 negli scarichi fognari. Come se, trovandone traccia, potessero risalire a chi l’ha assunta o a chi l’ha fornita: ci sono, infatti, volontari che – pur rischiando il carcere – stanno aiutando le ragazze. Tanto per dare i numeri: da giugno a oggi sono state ordinate dal Messico 20mila pillole.
Continuiamo anche a parlare di violenza. All’università Roma Tre è stato inaugurato ieri un nuovo centro, in cui ogni donna del territorio potrà recarsi per chiedere aiuto. Porterà il nome di Sara Di Pietrantonio, uccisa e bruciata nel 2016 dall’ex fidanzato, e sarà gestito dall’associazione Lucha y Siesta la cui presidente, Simona Ammerata, racconta a Elisabetta Ambrosi di quanto sia importante essere presenti negli atenei. Non soltanto per supportare le studentesse e chiunque subisca abusi o maltrattamenti, ma anche per studiare i numeri del fenomeno: in Italia non esiste ancora un osservatorio ministeriale sui femminicidi, e la raccolta dei dati è affidata a università e associazioni.
È di ieri anche un report sulle retribuzioni: l’Istat ha certificato che dal 2007 gli stipendi netti dei lavoratori dipendenti sono diminuiti del 10%. Sappiamo benissimo che, a farne maggiormente le spese sono le donne, perché già penalizzate in partenza. La pandemia ha dimostrato che, se uno dei due in famiglia deve rinunciare al lavoro, lo farà sempre chi guadagna meno, quindi le donne. Ma se una donna è al vertice e guadagna più degli uomini, non è comunque esente da critiche. Sabrina Provenzani si occupa di uno studio sulla percezione delle cinquantenni nei ruoli apicali: lo stereotipo impone che il potere al femminile sia “communal”, fondato sulle relazioni, l’accoglienza, la cura. La versione maschile, “agentic”, è sinonimo invece di affermazione di sé, individualismo e assertività. Ma le donne che provano a essere “agentic” ricevono comunque valutazioni negative.
Diritti, violenza, lavoro: parole che derivano da un enorme divario tra i generi. Come ripetiamo spesso, è un problema culturale che si risolverebbe solo investendo sulle nuove generazioni attraverso la scuola. Ne era convinta bell hooks, la femminista nera scomparsa un anno fa. La ricercatrice Cristina Quintavalla ci ricorda il messaggio della docente americana, secondo la quale l’istruzione viene utilizzata per conservare i rapporti di potere e un modello antropologico basato sulla competizione e sulla colpevolizzazione di coloro che non ci riescono.
Anche i “diversi”, ovviamente. Come lo erano quei fenomeni da baraccone che un impresario geniale di nome Barnum portò alla ribalta mondiale. Dalla donna cannone all’uomo elefante: per la pagina letteraria, Giuseppe Cesaro ha letto per noi le “storie straordinarie” del Circo Barnum, raccolte in un volume da Daniela Ballone.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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Un anno senza violenza. Calendario illustrato 2023

Un progetto di Accademia di Belle Arti di Bologna e Associazione MondoDonna Onlus, nell’ambito del progetto riparAzioni – rielaborare ad arte. Un anno senza violenza di genere sulle donne è il migliore augurio per il 2023 da parte delle studentesse e degli studenti del Biennio di Illustrazione per l’editoria dell’Accademia di Belle Arti di Bologna e dell’Associazione MondoDonna Onlus: un calendario per comprendere, immagine dopo immagine, come l’illustrazione possa suscitare un senso di riscatto, suggerire vie d’uscita attraverso l’ascolto e la rete di solidarietà, aiutare a comprendere come la violenza di genere sia un fenomeno che interessa tutti, uomini e donne.
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