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Nel 2019 le Nazioni Unite hanno riconosciuto lo stupro come arma di guerra. Ma sappiamo che è anche un’arma della repressione da parte delle dittature o dei governi autoritari, e lo dimostra chiaramente il caso dell’Iran. Amnesty International ha di recente stilato un rapporto spaventoso su quanto sta accadendo dopo l’uccisione, nel 2022, di Mahsa Amini, non solo a Teheran, ma anche in altre 16 province del Paese: l’organizzazione ha raccolto le testimonianze di 45 vittime, donne e uomini, racconti drammatici e indicativi di un sistema ampio e diffuso. Chi non usa il velo, chi manifesta, chi protegge le proprie mogli, addirittura chi è recluso: non si tratta del comportamento del singolo agente, ma di un modus operandi del regime stesso. E quelle poche o quei pochi che trovano la forza di denunciare, vedono presto insabbiate le proprie denunce. Riccardo Antoniucci ha parlato del rapporto con una delle sue co-autrici, Nassim Papayianni.
Torniamo in Italia, perché tra ieri e oggi sono state ammazzate altre due donne: Vanessa Ballan e Iride Casciani. La prima, 27 anni madre di un bimbo e nuovamente incinta, aveva denunciato il suo presunto assassino per stalking. La seconda, anziana, sarebbe stata uccisa dal marito che poi si è sparato. L’altro giorno le opposizioni in Parlamento hanno presentato un unico maxi emendamento per destinare 40 milioni di euro in Manovra finanziaria alla prevenzione della violenza di genere: come ci spiega Ilaria Proietti, verranno finanziate nuove case rifugio, verranno formati più operatori e passerà da 4 a 10 milioni di euro il fondo per il Reddito di libertà. Non è la soluzione, ma ci sembra sicuramente un impegno da segnalare.
Restiamo in tema di violenza con Natascia Ronchetti che ci racconta una brutta storia che viene dalla ricca Romagna. Un’anziana malata di Alzheimer e sua figlia sono state private di tutto (azienda, immobili, conti correnti, addirittura la pensione) dal marito/padre, che le ha costrette in una condizione economica di totale indigenza.
Federica Crovella ha condotto, invece, un’inchiesta sulla salute delle donne migranti che arrivano in Italia. Molte di loro, nei Paesi d’origine, non hanno neanche accesso a percorsi di screening o di assistenza durante la gravidanza, e per questo non si aspettano di trovarli da noi. Tanto da essere più a rischio per patologie come il tumore al collo dell’utero. Cosa manca? L’accesso alle informazioni, perché i dati dimostrano che, una volta conosciuti, le donne aderiscono ai programmi di prevenzione.
Con Luana De Micco torniamo a Parigi, dove la settimana scorsa si è avuta la notizia della morte per suicidio di Emmanuelle Debever, la prima attrice che, nel 2019, aveva accusato Gérard Depardieu. Ma all’epoca, complice un #MeToo solo agli albori in Francia, nessuno le aveva dato retta. Ricostruiamo la sua vita e i misteri intorno alla sua morte.
Per la pagina culturale, infine, Elisabetta Ambrosi ci porta a teatro, a Roma, dove sabato andrà in scena lo spettacolo “Maternità”: l’attrice Chiara Lagani ci spiega in una bella intervista come il tema, anzi la libera scelta delle donne, costituisca ancora un pregiudizio.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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