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“Modifica dell’articolo 1 del Codice civile in materia di riconoscimento della capacità giuridica del concepito”: sono poche parole, scritte nel legalese che si addice a una proposta di legge. Parole che, a detta del loro estensore, il senatore Maurizio Gasparri, vengono presentate identiche a ogni inizio di legislatura – in memoria di Carlo Casini, fondatore del Movimento per la Vita –, ma che stavolta assumono un significato simbolico molto pesante. La premier in pectore, Giorgia Meloni, ha ribadito in campagna elettorale di non voler cancellare la 194, ma di volerne garantire la totale applicazione. Ed è questo che spaventa di più: se la destra terrà fede alle promesse, la legge sull’aborto verrà svuotata, aggirata, depotenziata (grazie, per esempio, alla presenza dei Pro Life nei consultori). La proposta di Gasparri, che vorrebbe addirittura modificare lo status dell’embrione – oggi la capacità giuridica è riconosciuta in Italia dal momento della nascita, non prima – s’inserisce in questo solco. Abbiamo chiesto alla ginecologa Elisabetta Canitano, presidente dell’associazione Vita di Donna, di commentate l’iniziativa di Gasparri.
Ancora una volta, il campo di battaglia è il corpo delle donne e il controllo su di esso è una forma di violenza. A proposito, oggi registriamo un fenomeno crescente su uno dei social più criticati ma più diffusi tra i ragazzi, Tik Tok. Valentina Mira ci racconta che sta dilagando l’hashtag #Medusatatoo, con il quale uomini e donne denunciano di aver subìto abusi, maltrattamenti e stupri. Si ribalta un mito per sconfiggere un algoritmo.
Dobbiamo constatare con una certa rabbia, invece, che un altro mito, molto più moderno, non è stato solo ribaltato, ma proprio asfaltato. Parliamo di Blonde, la pellicola del regista Dominik sulla vita di Marilyn Monroe, la più grande icona hollywoodiana descritta come una poveretta in balia degli uomini e degli eventi. Un film, ci spiega Tania Innamorati, misogino, sessista, irrispettoso e pure antiabortista.
Quanta fatica per le donne trovare spazio e veder riconosciuti i propri diritti. Sabrina Provenzani ne ha parlato con Jill Ambramson, che è stata la prima e finora unica direttrice del New York Times, non a caso considerata troppo “intraprendente”. Chissà perché quando questa caratteristica è maschile diventa un pregio, quand’è femminile si traduce… con una “stronza”.
Elisabetta Ambrosi, invece, questa settimana si occupa di adozioni da parte dei single e lo fa intervistando l’attrice Sarah Maestri, che è diventata mamma nonostante non abbia mai sentito il desiderio di esserlo. E pur non essendo sposata, ha adottato una ragazzina e in un libro racconta il lungo iter burocratico cui devono sottostare coloro che intendono seguire il suo stesso percorso.
Per la pagina culturale, prosegue la nostra inchiesta sull’esistenza o meno della letteratura femminile o al femminile. Giuseppe Cesaro ne ha parlato con Giulia Ichino, responsabile editoriale della narrativa e della saggistica italiana per Bompiani. Infine, Angelo Molica Franco ci porta in scena, a Genova, dove la regista e performer Giorgina Pi allestisce domani e dopodomani il suo “Thiresias” all’interno del Festival dell’Eccellenza al Femminile.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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