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il Fatto Quotidiano
19 Ottobre 2022
A parole nostre

“Modifica dell’articolo 1 del Codice civile in materia di riconoscimento della capacità giuridica del concepito”: sono poche parole, scritte nel legalese che si addice a una proposta di legge. Parole che, a detta del loro estensore, il senatore Maurizio Gasparri, vengono presentate identiche a ogni inizio di legislatura – in memoria di Carlo Casini, fondatore del Movimento per la Vita –, ma che stavolta assumono un significato simbolico molto pesante. La premier in pectore, Giorgia Meloni, ha ribadito in campagna elettorale di non voler cancellare la 194, ma di volerne garantire la totale applicazione. Ed è questo che spaventa di più: se la destra terrà fede alle promesse, la legge sull’aborto verrà svuotata, aggirata, depotenziata (grazie, per esempio, alla presenza dei Pro Life nei consultori). La proposta di Gasparri, che vorrebbe addirittura modificare lo status dell’embrione – oggi la capacità giuridica è riconosciuta in Italia dal momento della nascita, non prima – s’inserisce in questo solco. Abbiamo chiesto alla ginecologa Elisabetta Canitano, presidente dell’associazione Vita di Donna, di commentate l’iniziativa di Gasparri.

Ancora una volta, il campo di battaglia è il corpo delle donne e il controllo su di esso è una forma di violenza. A proposito, oggi registriamo un fenomeno crescente su uno dei social più criticati ma più diffusi tra i ragazzi, Tik Tok. Valentina Mira ci racconta che sta dilagando l’hashtag #Medusatatoo, con il quale uomini e donne denunciano di aver subìto abusi, maltrattamenti e stupri. Si ribalta un mito per sconfiggere un algoritmo.

Dobbiamo constatare con una certa rabbia, invece, che un altro mito, molto più moderno, non è stato solo ribaltato, ma proprio asfaltato. Parliamo di Blonde, la pellicola del regista Dominik sulla vita di Marilyn Monroe, la più grande icona hollywoodiana descritta come una poveretta in balia degli uomini e degli eventi. Un film, ci spiega Tania Innamorati, misogino, sessista, irrispettoso e pure antiabortista.

Quanta fatica per le donne trovare spazio e veder riconosciuti i propri diritti. Sabrina Provenzani ne ha parlato con Jill Ambramson, che è stata la prima e finora unica direttrice del New York Times, non a caso considerata troppo “intraprendente”. Chissà perché quando questa caratteristica è maschile diventa un pregio, quand’è femminile si traduce… con una “stronza”.

Elisabetta Ambrosi, invece, questa settimana si occupa di adozioni da parte dei single e lo fa intervistando l’attrice Sarah Maestri, che è diventata mamma nonostante non abbia mai sentito il desiderio di esserlo. E pur non essendo sposata, ha adottato una ragazzina e in un libro racconta il lungo iter burocratico cui devono sottostare coloro che intendono seguire il suo stesso percorso.

Per la pagina culturale, prosegue la nostra inchiesta sull’esistenza o meno della letteratura femminile o al femminile. Giuseppe Cesaro ne ha parlato con Giulia Ichino, responsabile editoriale della narrativa e della saggistica italiana per Bompiani. Infine, Angelo Molica Franco ci porta in scena, a Genova, dove la regista e performer Giorgina Pi allestisce domani e dopodomani il suo “Thiresias” all’interno del Festival dell’Eccellenza al Femminile.

Buona lettura.

A cura di Silvia D’Onghia

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Libera scelta

Gasparri vuole dare personalità giuridica al concepito e toglierla alle donne

È un vecchio vizio degli anti-choice voler considerare persona ciò che si forma quando lo spermatozoo entra nell’ovulo. Costoro si autodefiniscono pro-vita, ma in realtà si oppongono a qualunque autodeterminazione femminile tramite il controllo del corpo

di Elisabetta Canitano*

Vita da social

#Medusatattoo, ribaltare un mito per comunicare la violenza su Tik Tok

L'hashtag è stato riprodotto oltre 114 milioni di volte, da ragazze e ragazzi di tutti i continenti. È un modo per raccontare quello che si è subìto aggirando l'algoritmo che blocca la parola “stupro”. Edith Joyce: “Non è una lettera scarlatta, ma qualcosa di cui ci si riappropria e attraverso la quale ci si riconosce nelle esperienze degli altri”

di Valentina Mira

Il film

Blonde, mica Marilyn: misogino, sessista, irrispettoso e pure antiabortista

Non è un biopic su Monroe, e del resto è preso dal romanzo di Joyce Carol Oates. Ma è lo sguardo maschile e maschilista del regista Dominik sulla più grande icona hollywoodiana, descritta come una poveretta in balia degli uomini e degli eventi. Se fosse viva, lei lo manderebbe a quel paese, cantando

di Tania Innamorati

Conflitti e scenari

Jill Abramson: “Politica e media: la strada per le donne è dura, ma ne vale la pena”

“È sconfortante come un colpo così grave ai diritti delle donne, la sentenza Usa sull'aborto, non sia al centro del dibattito elettorale, ma temo che la verità sia un'altra: la destra è più determinata e più motivata della sinistra. Giorgia Meloni? Sembra un’estremista”

di Sabrina Provenzani

L'intervista

Sarah Maestri: “I single possono adottare (se resistono all’iter burocratico)”

“Dopo che, nel 2015, il Tribunale dei minori in soli sei mesi mi ha reso idonea, mi hanno chiesto di rimpatriare mia figlia: non è tornata per tre anni. Lì ho iniziato a capire l’ingiustizia e l’irrazionalità della situazione”

di Elisabetta Ambrosi

Inchiesta a puntate/4

Letteratura, Ichino: “Madame Bovary è la risposta: quella femminile non esiste”

La responsabile editoriale della narrativa e della saggistica italiana per Bompiani: “Salotti? Siamo nell’epoca delle bolle, più elastiche e inafferrabili. Esistono nuclei forti di potere culturale e mediatico nei quali ragioni extra-letterarie possono a volte prevalere sulla lettura attenta dei testi”

di Giuseppe Cesaro

In scena

Giorgina Pi: “Tiresia dà voce a bimbi, vecchi, donne e trans: gli inascoltati”

Il 20 e 21 ottobre a Genova il suo spettacolo, tratto dal poemetto “Hold your own” di Kae Tempest

di Angelo Molica Franco

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