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Molestie, disparità salariali, orari di lavoro inconciliabili con la maternità: nel 2020 sono state presentate alle consigliere di parità quasi tremila denunce da lavoratrici che si sentivano discriminate. Eppure, se si pensa che nello stesso anno ben 33 mila donne con figli da 0 a 3 anni sono state costrette a licenziarsi, quel numero appare come la punta di un iceberg. Il fenomeno è più diffuso nel Mezzogiorno, ma nessuna area del Paese riesce a sottrarsi alle disuguaglianze. E lo strumento di mediazione tra donne, aziende e giudici ha pochissime risorse. Natascia Ronchetti se l’è fatto raccontare proprio dalle consigliere di parità.
Ma perché per le donne è così difficile vedersi riconosciuti quelli che sono, banalmente, dei diritti? Daniela Brogi, che insegna Letteratura italiana contemporanea a Siena, riporta l’esempio di Kathrine Switzer, l’atleta che nel 1967 s’imbucò – letteralmente – nella maratona di Boston, vietata al genere femminile, e affronta il tema dello “Spazio delle donne”, quel perimetro del merito che ancora non è concesso.
Eppure le donne hanno combattuto e combattono sempre. Ne è esempio il movimento #MeToo, che ha provato a cambiare le cose quanto meno dal punto di vista delle molestie sessuali. Ci è riuscito? In parte. E però, sostiene la ricercatrice Katherine Angel in un saggio che Elisabetta Ambrosi ha letto per noi, è passata la logica sbagliata che il consenso è sufficiente a decretare l’esistenza del desiderio femminile.
Per la pagina letteraria, questa settimana ci occupiamo innanzi tutto di Didone: la scrittrice Marilù Oliva ha deciso di riscrivere la storia della regina di Cartagine. Non una poveretta costretta al suicidio dall’abbandono dell’amante, Enea, chiamato dagli dei a fondare la dinastia romana; ma una guerriera, che mai avrebbe abdicato al suo ruolo e al suo coraggio.
Le donne non vivono all’ombra di nessuno, insomma. Ed è lo stesso tema che affronta Tahmima Anam nel suo ultimo romanzo. Ce lo racconta Giuseppe Cesaro.
Infine un viaggio nell’universo di Elsa Morante: appunti, segnalibri, dediche conservati nell’archivio presso la Biblioteca nazionale di Roma e riscoperti dalla scrittrice Angela Bubba. Il nostro Angelo Molica Franco se l’è fatto raccontare.
Buona lettura
A cura di Silvia D’Onghia
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