|
Sono passati otto mesi da quando la Corte suprema, a trazione repubblicana, ha asfaltato il diritto costituzionale all’aborto negli Usa. Da quel giorno di giugno, ogni Stato si è regolato autonomamente e sono cominciati i viaggi della speranza e gli ordini online di pillole abortive. Come abbiamo raccontato, una giovanissima galassia di Pro Life ha messo in piedi una folle campagna per rintracciare le donne che abortiscono da sole, in casa, anche attraverso inutili ricerche di sostanze negli scarichi fognari. Non solo: Antonella Ciancio ci racconta che adesso i movimenti cattolici del Texas hanno intentato una causa civile all’Agenzia del farmaco, la Fda, rea di aver certificato la sicurezza del mifepristone, che noi conosciamo come RU486. La sentenza è attesa a giorni e potrebbe avere una portata nazionale. Anzi, potrebbe determinare la fine di ogni tipo di aborto volontario.
Rovescio della medaglia: parliamo di maternità. Torniamo sulla tragedia avvenuta all’ospedale Pertini di Roma, dove un neonato è morto dopo essere stato lasciato con la neo-mamma. La magistratura sta facendo le sue indagini, ma abbiamo ritenuto necessaria una riflessione: perché, qualsiasi sia la pratica ostetrica, le donne vengono ancora criminalizzate? Perché viene chiesto loro di essere supereroine, pronte a occuparsi del figlio appena nato nonostante ore di travaglio, dolore, stanchezza? Una soluzione può arrivare dal passato, ci racconta la storica del parto e della nascita Nadia Maria Filippini.
Torniamo all’estero, per trasferirci in Iran. Con i riflettori mediatici praticamente spenti (l’ultima notizia è il rilascio, dopo sei mesi di carcere, del regista Mohammad Rasoulof), la battaglia delle donne continua. C’è un’artista italiana che ha deciso di chiamare a raccolta i colleghi per sostenere la lotta della popolazione di Teheran: “Il compito dell’arte è quello di far conoscere e di scuotere; poi sta alle persone decidere di non voltarsi dall’altra parte”, ci racconta Tosca in un’intervista. Seguendo la petizione lanciata da Marisa Laurito, la cantante e attrice darà il via sabato sera a Roma a una maratona artistica a sostegno dell’Iran. “La rivoluzione è un lavoro poetico”, si chiama l’evento, e sul palco ci saranno una quarantina tra musicisti, attori, street artist, intellettuali.
“Noi italiani da 75 anni conosciamo la libertà, e ormai la diamo per scontata”, ci spiega Tosca. Eppure, anche da noi il patriarcato ha imposto alle donne confini molto netti. Uno di questi è sicuramente quello economico: le donne non accedono al credito, spesso non hanno conti correnti, vengono pagate meno degli uomini e – afferma l’economista Azzurra Rinaldi nell’intervista realizzata con Elisabetta Ambrosi – spesso addirittura si vergognano di parlare tra loro di denaro. Eppure, uscire dal buon costume potrebbe aiutarci sulla strada per la parità.
Come pure, smettere di fare le snob con il pop, suggerisce Federica Fabrizi, che sui social è Federippi. Nel suo “Femminucce” porta l’esempio di donne del passato anche molto diverse tra loro. Valentina Mira ha raccolto il suo pensiero.
Per la pagina letteraria, infine, Angelo Molica Franco ci porta nel mondo delle eroine greche: le loro storie e i loro destini vengono oggi riletti sotto una diversa luce. E così Elena di Troia diventa una creatura consapevole del proprio destino e capace di inchiodare i guerrieri alle loro miserie; Antigone si muove con tenacia dentro un conflitto ancestrale, quello tra il governo della città e le leggi immutabili dell’uomo. E chissà che, dando più spazio alle donne, la Storia non cambi almeno parte del suo senso.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
Ascolta questa newsletter su FqExtra o su Spotify
|