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“Guarda che sei stata contestata da tutti”, “L’Accademia della Crusca demolisce la schwa, ma lei deve pur portare a casa la pagnotta”, “ti sei messa in un brutto guaio”. Potremmo continuare ancora a lungo con gli attacchi (e spesso gli insulti) che riceve Vera Gheno. Linguista e sociolinguista, da tempo è in prima linea nella battaglia per l’uso di un linguaggio più inclusivo, che tenga conto delle evoluzioni che la società – anche quella italiana – ha già compiuto. Dall’utilizzo di simboli come, appunto, la schwa (la e rovesciata che andrebbe a sostituire il maschile sovraesteso) alla narrazione della violenza, dall’hate speech alla vittimizzazione preventiva. Per esempio, quella che si compirebbe destinando alcune carrozze ferroviarie alle sole donne, proposta avanzata dopo lo stupro delle due ragazze sul treno Milano-Varese. Di questo, e di molto altro, ha parlato con noi nell’intervista con cui cominciamo questa settimana. Come sempre, A Parole Nostre.
Elisabetta Ambrosi ha studiato un report di Ipsos Internazionale dal quale si evince che rappresentare le donne in maniera realistica, ma soprattutto rispettosa, farebbe guadagnare le aziende. Che invece si ostinano a mostrare corpi perfetti, sex symbol e modelli inarrivabili sui quali però bambine e adolescenti plasmano i propri sogni. Quella che noi chiamiamo “Pubblicità regresso”.
Restando in tema di comunicazione, portiamo invece un esempio positivo. Esiste un network che lavora per raggiungere la parità salariale, abbattere il soffitto di cristallo e creare ambienti lavorativi inclusivi. Si chiama “Hella” e per questo Natale ha ideato un gioco sarcastico per tutta la famiglia: Gira la colpa. Guido Biondi ne ha parlato con le due fondatrici/ideatrici, Flavia Brevi ed Ella Marciello.
Facciamo poi un tour artistico. Poco tempo fa un dipinto di Frida Kahlo, Diego e io, è stato battuto all’asta per 34,9 milioni di dollari. Un record e una rivincita, dal momento in cui il primato per l’America Latina apparteneva a un’opera proprio di quel Diego ritratto, suo marito Rivera. Angelo Molica Franco ha compiuto allora un viaggio tra le “vendette” delle artiste e delle letterate che si sono riprese la scena rispetto ai propri partner maschili.
Infine un appuntamento cinematografico. Maria Cristina Fraddosio ha visto per noi il documentario Corpi liberi, che racconta la nascita del primo gay pride della Sapienza e soprattutto l’intersezionalità delle lotte transfemministe.
Buona lettura
A cura di Silvia D’Onghia
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