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Mancano undici giorni al voto ma già sappiamo che quasi sicuramente ci toccherà una premier donna, Giorgia Meloni. Da anni il mondo femminile e femminista (quindi anche tanti uomini, per fortuna) s’interroga sull’opportunità delle quote rosa in politica, come in ogni ambito dirigenziale. La questione di fondo è: basta che una donna diventi presidente del Consiglio per poter proclamare di aver abbattuto il soffitto di cristallo? A noi non sembra proprio. Per fortuna le nuove generazioni hanno già superato la questione: non conta il genere di appartenenza (che può essere persino fluido), ma che la persona sia valida. Crediamo, però, sia importante indagare ancora sui motivi per i quali la presenza delle donne in politica è ancora così bassa. Non si tratta solo di condizioni socio-economiche. Se ne occupa un saggio, appena uscito in libreria, curato dalla ricercatrice Chiara Cretella. L’opera, attraverso studi, ricerche e interviste, mette sotto la lente d’ingrandimento la didattica nel mondo universitario e arriva alla conclusione che, laddove si offrano alle studentesse lezioni di genere, si accresce in loro la voglia di partecipare (anche) alla cosa pubblica. Abbiamo chiesto a Chiara Cretella di raccontarci la percezione che gli studenti hanno del gender gap.
Eppure, è proprio dalle aule, scolastiche e universitarie, che dovrebbe passare il cambiamento, e quindi la speranza di poter avere un giorno una cittadinanza consapevole. bell hooks, scomparsa poco meno di un anno fa, se n’era occupata in un volume che è appena stato pubblicato in Italia: “Uno dei pericoli dei nostri sistemi educativi – afferma – è la perdita del sentimento di connessione e vicinanza”. Giuseppe Cesaro se n’è occupato per noi.
Educare alla comunità significa pure educare al rispetto, e quindi prevenire la violenza sulle donne. Oggi ci occupiamo anche di questo, attraverso un’autobiografia dolorosissima: la giornalista statunitense Lacy M. Johnson è riuscita finalmente a raccontare, dopo anni, il sequestro, lo stupro e il tentato omicidio subiti dal suo ex compagno. Attraverso continui sfasamenti temporali – a testimonianza del fatto che la memoria di un abuso non possiede una sua linearità –, viviamo con lei sentimenti e ambiguità legati a un amore tossico e rintracciamo i tratti comuni a ogni vittima. Con la consapevolezza, scrive Johnson, che la vita va avanti ma “il corpo ricorda”.
A proposito di fisicità, Federica Crovella ha visitato a Venezia un nuovo allestimento permanente che contribuisce a riscrivere una parte della storia della Serenissima tra ’500 e ’700: alla casa-museo della Fondazione Querini-Stampalia, “le opere d’arte, gli oggetti e gli ambienti della casa sono diventati il punto di partenza per raccontare nuove storie con un taglio storico/sociale e per osservare i costumi sociali attraverso lenti tematiche che hanno rilievo nel presente”.
Per gli amanti del cinema, infine, Federico Pontiggia va alla riscoperta di Francesca Bertini, diva del cinema muto la cui vita viene ricostruita in una bella biografia.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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