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Nei casi di violenza sessuale si parla spesso di “congelamento” (o “freezing”): è l’atteggiamento delle donne che, di fronte al proprio aggressore, anche per paura di conseguenze peggiori, rimangono mute e immobili, non opponendo alcuna resistenza. Un po’ come gli animali, quando si fingono morti per non essere uccisi. Ma questo significa che sono compiacenti? Si può interpretare il silenzio come consenso? Assolutamente no, e questa volta a metterlo nero su bianco è stato il Gip di Milano, che si è opposto alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura per un caso di stupro risalente a tre anni fa. Nelle aule dei tribunali, spiegano le associazioni che si occupano di violenza a Federica Crovella, si consuma spesso la vittimizzazione secondaria: anziché processare gli atteggiamenti violenti o maltrattanti degli uomini, spesso neanche messi a fuoco, a finire sul banco morale degli imputati sono le stesse donne, costrette a giustificare il proprio modo di vestire o di essere madri. Manca una formazione adeguata e soprattutto specifica, ci spiega l’avvocata Francesca Gàristo, vicepresidente della Casa delle Donne Maltrattate di Milano.
Restiamo in tema di violenza, per spostarci però all’estero. Michela Iaccarino ci racconta una storia agghiacciante che arriva dalla Nigeria: migliaia di ragazze che erano state rapite da Boko Haram sono state sì liberate in un blitz contro la cellula jihadista, ma pure costrette ad abortire (senza neanche esserne coscienti) per l’assurda credenza che vede “i bambini degli islamisti predestinati a imbracciare le armi contro il governo”. Solo che abortire all’ottavo mese di gravidanza significa morire insieme con quel bambino.
A proposito di minori, con Elisabetta Ambrosi ci siamo interrogati su quei genitori che postano in continuazione le foto dei propri figli sui social network. Il fenomeno ha un nome: sharenting. E adesso c’è un ricercatore della Cattolica di Milano che se ne occupa, Davide Cino. Con lui abbiamo ragionato sulla necessità di andare oltre i giudizi morali. Anche perché non tutti i genitori si chiamano Ferragnez…
Per la pagina culturale, Angelo Molica Franco ha invece scovato una chicca, pubblicata pochi giorni fa su Youtube: si chiama Borderless ed è un cortometraggio che vede protagonisti due ragazzi omosessuali che si amano, ma da due fronti diversi: sono, infatti, uno russo e uno ucraino. E nel silenzio dei loro sguardi, c’è tutta la drammaticità di una guerra che non vuole finire.
Torna, infine, il nostro appuntamento con le favole poco convenzionali di Amalia Caratozzolo: siccome è quasi Natale e persino noi siamo più buoni, questo mese il suo Scrooge avrà addirittura un happy end. Ma non fateci l’abitudine…
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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