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il Fatto Quotidiano
11 Ottobre 2023
A parole nostre

Revoca della convenzione e bando per la futura gestione. Con poche parole la Regione Lazio, guidata da Francesco Rocca, vuole porre fine all’esperienza maturata in 15 anni da Lucha y Siesta, la Casa che a Roma si occupa e dà rifugio alle donne e ai bambini vittime di violenza. La delibera, annunciata l’altro giorno e contro la quale si è scagliato il centrosinistra, è soltanto slittata per alcune modifiche tecniche. Non è la prima volta che le attivista di Lucha si trovano a dover combattere: l’ex immobile dell’azienda dei traporti, abbandonato e occupato dal 2008, al centro degli appetiti degli immobiliaristi, solo nel 2021 è stato acquistato dalla Regione targata Zingaretti, che ha siglato un protocollo per salvare l’esperienza della Casa. “La revoca, un atto di buonsenso”, ha dichiarato la consigliera FdI Laura Corrotti. In un Paese in cui viene ammazzata in media una donna ogni tre giorni far sparire una simile realtà non ci sembra proprio un atto di buonsenso. È per questo che abbiamo chiesto alle attiviste di Lucha di raccontarci la loro storia e quali sono i rischi che una tale decisione comporterà.

Con Elisabetta Ambrosi andiamo invece a occuparci di medicina di genere, una tema su cui il nostro Paese è ancora molto indietro. Attraverso le parole della dottoressa Gabriella Tanturri, scopriamo che la maggior parte dei medici, per esempio, è convinta che a uccidere maggiormente le donne sia il tumore alla mammella. Perché? Perché l’infarto del miocardio produce sintomi differenti nella popolazione femminile, che in pochi però riconoscono.

Angelo Molica Franco ci ricorda che oggi è la Giornata mondiale del coming out, un gesto ancora politico. Il primo a pronunciare un discorso pubblico che cambiò la storia dei diritti civili nel mondo fu l’avvocato tedesco Karl Heinrich Ulrichs. Era il 1867. Da allora molti passi avanti sono stati fatti, eppure le discriminazioni sono all’ordine del giorno.

Discriminazioni che coinvolgono non soltanto le persone Lgbtq+. Marianna Kalonda Okassaka, meglio conosciuta come Marianna The Influenza, è una donna marchigiana nera e grassa. Oggi in un libro racconta che, quasi paradossalmente, a pesare di più sulla sua esistenza non sono stati gli attacchi razzisti, ma quelli grassofobici. Valentina Mira le ha chiesto quanto sia necessario, allora, oltrepassare i confini della sezionalità proprio nella lotta alle discriminazioni.

Ospitiamo, infine, il contributo di Serena Terranova, curatrice del Collettivo Amigdala, che sarà presente nei prossimi giorni al Periferico Festival di Modena. Uno dei temi su cui le artiste si concentreranno è quello della Maternità, declinata – ci spiega Terranova – nelle sue forme che prescindono dai legami di sangue.

Buona lettura.

A cura di Silvia D’Onghia

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