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Siamo sicuri che, dietro l’odio in Rete – soprattutto nei confronti delle donne –, ci siano soltanto i singoli utenti? O meglio: siamo sicuri che questo giochetto perverso non faccia comodo alle piattaforme? La ricercatrice Lilia Giugni, che lavora a Cambridge ed è co-fondatrice del think tank femminista GenPol, spiega a Elisabetta Ambrosi come i social network, chiamati a contrastare la violenza in Rete, in realtà monetizzino proprio grazie a essa. Certo, Internet ha contribuito all’emancipazione femminile, soprattutto in alcuni luoghi del mondo, garantendo la diffusione delle informazioni; ma ha anche rappresentato, e continua a rappresentare, una cassa di risonanza per il sessismo più becero. E le piattaforme, trincerate dietro il “non possiamo controllare tutto”, da questo traggono in realtà grandi benefici economici. Non solo: Giugni nel suo saggio affronta due temi spesso dimenticati: quante donne vengono sfruttate nella lavorazione dei prodotti tech? E quante “moderatrici” di contenuti sono sottopagate o precarie?
Michela Iaccarino prosegue, invece, il suo viaggio alla scoperta delle donne che stanno cambiando la propria storia e quella delle altre, dai più remoti angoli del Pianeta. Questa settimana, considerando quanto sta accadendo in Brasile, ci parla proprio di Sonya Guajajara, nativa, attivista e ora ministra del governo Lula. Con lei i popoli indigeni, quelli dell’Amazzonia che Bolsonaro ha contribuito a distruggere, possono finalmente sperare in una rivoluzione verde. E con loro anche i nostri figli.
Con Enrico Mascilli Migliorini torniamo invece in Italia, per parlare di Lucha y Siesta, una delle Case delle donne di Roma che è finita di nuovo davanti a un giudice. Nonostante nel 2021 la Regione Lazio abbia acquistato l’immobile dove dal 2008 vengono accolte le vittime di violenza (e si svolgono anche un sacco di altre attività), la presidente è sotto processo per l’occupazione. Al sit-in di ieri in Tribunale ha partecipato anche Ilaria Cucchi.
Per la pagina culturale, ci occupiamo ancora di circensi. Angelo Molica Franco ha letto per noi un volume nel quale Maria Vittoria Vittori ripercorre la storia di Maria Spaterlini, o di Antoinette Concello, o di tutte coloro che, nei secoli in cui la realizzazione passava attraverso il matrimonio e la maternità, oltrepassavano il tendone e vivevano libere.
Torna, infine, l’appuntamento con le fiabe poco convenzionali di Amalia Caratozzolo, questa settimana alle prese con il Principe Ranocchio, che non solo è brutto: è pure velenoso.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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