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Questa settimana partiamo dalla civilissima Svizzera, patria dei milionari e dei diritti. Ma siamo sicuri sia davvero così? Valentina Mira, con un viaggio tra le femministe ticinesi, ha scoperto che in realtà la Svizzera “non è un Paese per donne”: non esistono centri antiviolenza; non esiste un corrispettivo del nostro 1522 (il numero da chiamare per chiedere aiuto); la vittima di uno stupro, per portare in tribunale il suo carnefice, deve dimostrare di aver tentato di opporsi strenuamente. E la legge sull’aborto? Risale ad appena 20 anni fa. Leggerete nel suo reportage tutti i punti che quasi ci fanno ricredere sull’arretratezza dell’Italia.
Italia che nei giorni scorsi ha avviato, in India, i lavori per il W20, il G20 dedicato alla questione femminile. La sfida, per un mondo che viaggia a diverse velocità ed è alle prese con guerre e devastazioni, è lavorare in un equilibrio precario fra le urgenze delle attiviste e i diktat della diplomazia. Martina Rogato, membra della delegazione femminile, spiega in un’intervista a Sabrina Provenzani che questo è ancora più vero se si parla di Giustizia climatica. Il peso dei cambiamenti del Pianeta lo subiscono soprattutto le donne, che proprio per questo dovrebbero avere un ruolo maggiore.
Torniamo, poi, in Italia per la seconda puntata dell’inchiesta sulla percezione dell’insicurezza nelle nostre città: facendo un giro a Milano, Torino, Bologna e Roma, Federica Crovella ha scoperto delle piccole, quasi timide iniziative a vantaggio di una maggiore ricerca di sicurezza per le donne. A conferma di quanto abbiamo documentato la settimana scorsa, sembra che il tema – così gravemente avvertito dalla popolazione femminile – interessi solo a qualche amministratore locale.
Del resto, e lo stiamo vedendo in questi giorni con l’ennesima crociata dei ProVita contro l’aborto (e contro la neo segretaria del Pd, Elly Schlein), ciò che conta nel dibattito politico-culturale è quasi solo la maternità. A Sanremo, ci ricorda la demografa Alessandra Minello, è andata in scena l’eterna diatriba madri-non madri, declinata nel dolore contrapposto delle une e delle altre. Una dicotomia in cui siamo ingabbiate che non ci permette di andare oltre il “noi contro loro” accogliendo le vite di tutte.
Doppio appuntamento per la pagina culturale: Angelo Molica Franco ha intervistato Leila Hassaine, scrittrice francese di origine algerina, che ci racconta il “Sole amaro” dell’immigrazione. Giuseppe Cesaro, infine, ha letto per noi “Tutte le nostre maledizioni”, l’opera della filosofa argentina Tamara Tenenbaum, che ha la capacità di spogliare la vita dalle sue spezie per riportarci al sapore originale.
Buona lettura.
A cura di Silvia D’Onghia
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