Only the strong survive. Ecco per il sesto anno lo Youngabout International Film festival riempire le sale cinematografiche d’essai rimaste a Bologna. Riempirle con quell’idea di festival che sa di approfondimento culturale prima di tutto per ogni età, poi analisi della forma e del linguaggio cinematografico per le giovani generazioni. Un compito che nessuna proposta cinematografica a Bologna, come in tutta l’Emilia Romagna, riesce più a portare avanti con assiduità e coerenza. Men che meno quelle istituzioni storiche pronte a riproporre ottimi fondi di blasonato magazzino o festivalini tematici pronti a rimpinzare la programmazione con film mai visti nemmeno dai selezionatori e tirarla lunga per giorni.

Insomma allo Youngabout (19-25 marzo, da mattina a sera al cinema Odeon) si prende la materia cinema di petto (tutti film visti, amati e selezionati) e la si sviscera soprattutto nella sua declinazione attuale e contemporanea. Aspetto pedagogico e informativo, tanto che per sapere cosa danno ai festival di Berlino, Cannes e simili bisogna andare, anche se maggiorenni, allo Youngabout.

Tra fiction e documentari un capolavoro di messa in scena come My Australia, del regista israeliano Ami Drozd o il felice ritorno documentario di Bruce Beresford con Mao’s last dancer. Rigorosamente in Concorso, assolutamente ripetuti più volte al giorno in modo da recuperarli in orari differenti. Lo scopo è quello di far ragionare gli adolescenti attorno alla materia cinema e quest’anno non bastano più gli ottimi titoli, ma le organizzatrici factotum, Angela Mastrolonardo e Olga Durano, aggiungono le sezioni Youngdanza e Youngambiente.

La prima un’intera giornata dedicata alla danza (il 23 marzo) tra film, performance e tavole rotonde. Due le pellicole della sezione: il film citato di Beresford, che ha al centro della scena la storia vera di Li Cunxin, ballerino scelto da Mao per rappresentare la gioventù e lo spirito della rivoluzione culturale cinese poi finito ammaliato dalle sirene capitalistiche a stelle e strisce; e l’altro importante titolo Dancing Dreams – Sui passi di Pina Bausch, il lavoro di Anne Linsel e Rainer Hoffmann che segue la preparazione del balletto Kontakthof, sotto l’egida severa e carismatica della celebre danzatrice tedesca poco prima che morisse, con protagonisti una ventina di esordienti ragazzini alle prese con sconosciuti passi di danza e movimenti del corpo.

La seconda sezione dedicata all’ambiente comprende il film d’apertura del festival, I nostri figli ci accuseranno del francese Jean-Paul Jaud e due titoli imperdibili: Il suolo minacciato, girato dal parmigiano Nicola Dall’Olio, sfidante di Bernazzoli alle primarie del centrosinistra parmense, straordinario affresco su come la Food Valley emiliana si sia trasformato in uno scenario di cementificazione selvaggia prima di tutto visiva ed estetica; You’ve been trumped di Anthony Baxter, con sfondo un incontaminato terreno scozzese e l’arrogante magnate Donald Trump che vuol far sgomberare gli abitanti del luogo senza sentir ragioni.

Ad ogni proiezione mattiniera con le classi un approfondimento tematico e critico dei film, un concorso che ha come giuria un gruppo di studenti che durante l’anno si sono abbeverati in incontri sul cinema e una serie di partner istituzionali (sempre piuttosto sparagnini) e parecchi privati che lentamente si accodano e che fanno ben sperare per il futuro del festival.

Per info: www.youngabout.com – info@youngabout.com

d.t.