7500 posti esauriti da giorni all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno per Checco Zalone. Numeri che il proprietario Sabatini si aspettava per il Kobe Bryant mai arrivato o che al Palasport di Piazza Azzarita di Bologna facevano fino a qualche anno fa Beppe Grillo e Daniele Luttazzi.

Invece la giostra gira ed è il turno del comico pugliese con il suo Resto Umile World Tour, iniziato un mese fa da Rimini e lunedì 24 ottobre con tappa nel capoluogo emiliano all’interno del cartellone 2011-2012 dell’Europaauditorium.

Zalone, alias Luca Medici, dalla Puglia fino a Zelig, è il fenomeno comico dell’ultimo biennio. Tanto che se si facesse girare una sua foto segnaletica, la percentuale di riconoscimento sarebbe ben più alta di quella di un altro celebre calvo dalla battuta facile, il presidente del consiglio.

Una comicità che nasce, tra l’altro, proprio dalla tv del cavaliere, ma che ha radici nazionalpopolari in una terra che fino ad oggi aveva regalato personalità della risata come Lino Banfi, Gianni Ciardo e Maurizio Micheli. Mix irresistibile, quello tra tempi televisivi e dialetto pugliese, che se dapprima si costituisce come figura parodica del cantante confidenziale barese da tv locali (Zalone in maglietta rosa che sfida adipe e provincialismo coatto reinterpretando successi di cantanti neomelodici meridionali) sfonda come strimpellatore di note e arie celebri del pop italiano.

Perché il segreto di Zalone, passato dal locale al nazionale con una naturalezza contraddistinta da un’invidiabile coerenza poetica, sta proprio nell’azzerare le barriere del politicamente corretto, collocandosi in un’area semantica del ridere profondo buona per tutte le stagioni. Ovvero fa battute su Berlusconi come su Vendola (e tutti e due se lo coccolano), scherza pesantemente sui luoghi comuni etici e morali che fanno arrabbiare le sinistre e quelli che fanno arrabbiare le destre (vedi l’omosessualità o la misoginia).

Nel bene o nel male Zalone ha saputo intercettare un bisogno di umorismo disimpegnato che ha poi trovato l’apice del successo in un paio di titoli cinematografici che hanno smosso perfino il maestro Marco Bellocchio che a luglio scorso ha portato Zalone sulle colline del suo Bobbio Film Festival: più per osservarlo da vicino che per condividerne lo humor, comunque in modo da sdoganarlo anche agli occhi dei benpensanti.

Cado dalle nubi (2009) ha incassato 15 milioni di euro, mentre Che bella giornata nel 2011 ha raccolto la cifra record di oltre 42milioni di euro, battendo al box office italiano ogni record con i film di Benigni e arrivando al secondo posto dopo Avatar.

Tamarro e volgare, anzi di una “scurrilità necessaria”, Zalone, laureato in giurisprudenza, colto quanto basta per sfottere senza prendersi querele (“non mi ergo a censore, ad uno sgrammaticato si perdona tutto”, disse tempo fa) porta in giro per l’Italia il Resto Umile World Tour, che già nel titolo accetta il paradosso del mondo intero contrapposto alla presunta umiltà, si abbuffa di rime sconce nei suoi ritornelli e infine spazzola pelo e contropelo ai personaggi della politica e dello spettacolo, della cultura e dello sport.

Accompagnato dall’inseparabile band dei Mitili Ignoti (mitili non militi, ok?), il comico prende di mira Jovanotti e il conterraneo Cassano, Vasco Rossi e Michele Misseri, Carmen Consoli e Roberto Saviano. E nessuno, tra l’altro, si è mai risentito o incazzato. Perché finire nelle battute dell’eroe nazionale Zalone è sintomo di una popolarità che per stare alti nello showbiz del suono e dell’immagine serve eccome. Guarda caso una di queste battute, per chi ci sarà lunedì sera, è: “Quando finisce lo spettacolo, spesso le donne bussano alla porta del camerino: ciao Checco, voglio fare l’amore con te. E lì non sai mai a chi lo sta chiedendo, all’artista famoso o al ragazzo semplice di Capurso? Mi tocca ogni volta darle non una ma due botte per non offendere nessuno”.