Calvino, Morante e infine Dino Buzzati. Le tre serate di Raccontando, all’ITC di San Lazzaro di Savena (Bologna), ideate, scritte e condotte da Stefano Tassinari, finiscono tra poche ore e di biglietti non se ne trovano già più. Due giovedì di sala stracolma e una serata monografica d’apertura su Italo Calvino, venti giorni fa, con gente parecchio risentita rimasta fuori dal teatro.

Un’idea, quella di Raccontando, mutuata della vecchia rassegna La Parola Immaginata, sempre a firma Tassinari. Anche se, per via dei tagli alla cultura del comune di San Lazzaro, si è passati dalla serate/incontri con scrittori contemporanei, in carne ed ossa e libro, al racconto di alcuni grandi del Novecento (Calvino, Buzzati ed Elsa Morante), la formula non è cambiata. Immagini fotografiche e video (Teche Rai) sullo sfondo, ogni sera un attore diverso a recitare versi tratti dalle opere analizzate e un sublime accompagnamento dal vivo di un paio di musicisti: con Calvino c’era un insuperabile Paolo Fresu, con Buzzati ci sarà il sassofonista di Guccini, Roberto Manuzzi.

“C’è un bisogno forte di rappresentazione non accademica della letteratura”, spiega Tassinari, cinquantacinque anni, ferrarese, otto romanzi alle spalle e un’invidiabile dialettica da critico letterario, “con Raccontando ho voluto ricordare tre grandi scrittori del novecento evitando che lo spettatore si sentisse scavalcato. Non voglio che nessuno esca dall’Itc pensando di essere ignorante, semmai vorrei che dicesse ‘ho capito qualcosa in più, adesso me lo vado a leggere’ ”.

Ultima serata, giovedì 27 ottobre ore 21.15, dedicata a Dino Buzzati. “Molta gente che non ha letto Il deserto dei tartari usa il titolo come metafora e modo di dire. Sarà stato per il film di Zurlini, ma Buzzati ha lasciato il segno nella letteratura italiana”.

Qual è l’aspetto centrale della poetica di Buzzati che l’ha più colpita?

“E’ stato un personaggio poliedrico: scrittore, pittore, giornalista, inviato di guerra, illustratore dei propri romanzi. E’ passato da una forma espressiva ad un’altra con disinvoltura e successo. Ma l’aspetto più singolare è che ha saputo e voluto usare il fantastico nella letteratura in un’epoca in cui ancora non esisteva e dove tutti i suoi colleghi scrittori, dallo stesso Calvino, a Pavese, a Cassola, lavoravano sull’unico registro possibile, il neorealismo. Buzzati era lontano da queste cose. Era un conservatore liberale, un moderato amico di Montanelli. Un solitario col mito della vita militare: basta leggere di queste caserme isolate come Fortezza Bastiani ne Il deserto dei Tartari o della solitudine di Barnabo delle montagne, una guardia forestale isolata tra le Dolomiti che da sola vuole colpire i bracconieri, comportandosi in modo diverso da chiunque altro”.

Per ogni sera a Raccontando il tutto esaurito. Ha bisogno di un teatro più grande o magari di trasferirsi in qualche struttura più capiente a Bologna?

“Senza nulla togliere all’Itc che mi ospita e con cui si lavora egregiamente, l’idea di un teatro dove si costruisce una stagione di soli reading letterari, con l’apporto di musica, video, fotografia e recitazione, l’ho proposta da quindici anni a Bologna. Sarebbe la prima esperienza di questo tipo in Italia, ma le risposte non state incoraggianti. Non ci sono più soldi per la cultura, speriamo non ne taglino più. Raccontando è un lavoro costruito in sei mesi, tra letture, reperimento di filmati, scrittura di testi, ecc… che io faccio con un compenso già irrisorio”.

A livello di politiche locali non le sembra che quel poco rimasto non venga orientato per il meglio?

“Guardate, io ho sostenuto l’assessore alla cultura di Bologna Alberto Ronchi. E credo gli vada riconosciuto di aver fatto riaprire il teatro Duse senza i soldi del Comune. Credo anche che abbia ragione quando dice che i teatri finanziati dal settore pubblico devono fare una programmazione diversa da quella con il comico locale sei settimane in cartellone. La riflessione sui teatri stabili va fatta: meno teatro commerciale e più apertura alle realtà territoriali”.

Lei, assieme a Maura e Concetto Pozzati, Andrea Romeo e tanti altri operatori nel settore culturale, prima delle ultime elezioni avete fondato l’associazione Bologna Città d’Europa per supportare Ronchi come candidato all’assessorato. Oggi però l’associazione non sembra più molto coesa su questa motivazione di fondo.

“L’associazione aveva 350 soci, persone con esigenze diverse tra loro. Intanto attendiamo che finiscano le briciole lasciate dalla Cancellieri in materia di finanziamenti alla cultura e che assessore comunale e regionale si pronuncino, a fine dicembre 2011, su come rifinanziare la cultura in città, poi vedremo che giudizio dare. Nel frattempo diversi soci sono come dire appagati di quello che hanno già ottenuto. Peccato, però, questo sarebbe il momento migliore per mettere l’associazione in rapporto dialettico con i referenti politici e non in subalternità. Spiace vedere che all’inizio di questa avventura associativa c’era un minimo comune denominatore che ci univa, mentre oggi chi ha portato a casa qualcosa se ne va”.

I suoi progetti teatrali hanno successo di critica e pubblico, non ritiene di avere le carte in regola per chiedere risalto e sostegno da parte delle amministrazioni locali?

“Non mi metto in fila perché non ho interessi da difendere. Poi certo se a San Lazzaro venissero dieci persone a sera dovrei tacere del tutto. Spero comunque che non ci siano i soliti finanziamenti a pioggia: poche migliaia di euro a tanti, quindi cifre sparse che ti permettono di pagare soltanto telefono e luce, non hanno più senso. Per quel che riguarda la mia esperienza se Bologna non accetta la mia proposta sono ben contento di proseguire all’Itc. E visto che sono un fautore dell’idea della città metropolitana, spero che al teatro di San Lazzaro dove il pubblico proviene al 50% da Bologna e da un altro 25% dai comuni limitrofi gli venga data pari dignità dei teatri di città”

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