Qualcuno glielo dovrebbe proporre a Stefano Tassinari, lo scrittore ferrarese da anni bolognese onorario, ideatore de La Parola Immaginata, Raccontando e ora della seconda edizione di Ritagli di tempo (venerdì 25 e sabato 26 all’Itc di San Lazzaro di Savena): ci sarebbe bisogno di lui nell’organizzare eventi culturali magari a Bologna, o Ferrara, o anche per l’intera Emilia Romagna.

Basta partecipare alla due giorni Ritagli di tempo: storie dal 1971 per comprendere la capacità di Tassinari nel cogliere ciò che nel tempo il dato elemento, fatto, segno storico/culturale è stato, e riportarlo all’oggi come se fosse allora: senza la muffa dell’amarcord, senza la boria dell’elitarismo pedagogico modello Alessandro Baricco.

E lo diciamo proprio perché arriviamo dai tre appuntamenti di Raccontando, chiusi col botto grazie alla serata conclusiva dedicata alla vita e alle opere di Dino Buzzati, raro e prezioso esempio di arte teatrale divulgativa, che potrebbe subito sostituire un qualsiasi spazio televisivo dedicato al sapere.

Ora è il turno di una nuova sperimentazione. Tassinari racconta un anno del recente passato riannodando i fili della memoria e ricucendo le emozioni che musica, letteratura, fotografia e cinema hanno lasciato indelebili magari sotto uno strato di naturalissima e mai tossica polvere da interni.

Correva l’anno 1971. Presidente del consiglio il non memorabile Emilio Colombo, con un quadripartito (Dc, Psi, Psdi, Pri) senza liberali. E’ l’anno del pericoloso consolidamento della Loggia P2, della crescita esponenziale della cosiddetta “Strategia della tensione”, dell’omicidio a Palermo del procuratore della repubblica Scaglione (il primo della guerra operata dai corleonesi), della scomparsa di Jim Morrison (in una vasca da bagno del suo appartamento di Parigi), di Louis Armstrong e Igor Stravinsky.

Franco Basaglia diventa direttore del manicomio di Trieste e sale alle cronache il genocidio compiuto dal dittatore Idi Amin Dada. Ma è anche l’anno della vittoria del Nobel per la Letteratura da parte di Pablo Neruda, dell’Oscar, come miglior film straniero, di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto diretto da Elio Petri e del premio come miglior attore  a Cannes per Riccardo Cucciolla, protagonista di Sacco e Vanzetti di Montaldo.

Partendo dal presupposto in base al quale il recupero della memoria storica, specie di quella recente, è necessario a capire il presente e a progettare il futuro, Ritagli di tempo come nelle edizioni precedenti, si affida al testo scritto e narrato sul palco da Stefano Tassinari, intervallato dagli interventi musicali del gruppo romano dei Têtes de Bois (che proporranno dal vivo i rifacimenti di dodici brani del 1971, opera di formazioni e cantanti dell’epoca, dai Doors a Cat Stevens, da Carol King a Leo Ferré, passando per Fabrizio De André, gli Stormy Six, Joan Baez, Claudio Lolli, Ornella Vanoni e altri ancora) dalla proiezione di immagini originali curate da Luca Gavagna o tratte dall’Ufficio Teche della Rai, dalla lettura di testi da parte degli attori Giovanni Dispenza e Paola Roscioli, nonché dall’intervento di alcuni ospiti, testimoni e protagonisti, a vario titolo, di quell’epoca.

Venerdì 25 gli ospiti saranno il fondatore del gruppo musicale degli Stormy Six, Franco Fabbri, e il giornalista Valentino Parlato (tra i fondatori del quotidiano il Manifesto, uscito per la prima volta nell’aprile del 1971); mentre sabato 26 a partecipare alla serata sarà il cantautore bolognese Claudio Lolli, che proprio nel 1971 registrò il suo album d’esordio, Aspettando Godot.

Biglietti posto unico 7 euro; abbonamento a 2 serate 10. Informazioni su www.itcteatro.it

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