Gli Akron/Family sono lo spirito libero e psichedelico del ’68 reincarnatosi magicamente ai giorni nostri in una band che ha i classici tratti del collettivo. Nessun protagonismo, barbe e capelli lunghi, i caratteristici cori intonati all’unisono cui tutti partecipano calorosamente, continui richiami dal sapore agreste alle forze supreme della natura e del cosmo, un’iconografia dominata da vulcani, mari, isole, aurore boreali. Una musica che in tutto e per tutto ispira ed esprime tanto delicata grazia quanto forza primigenia irruenta e libera cui non si può porre alcun freno. Cavalli selvaggi li si potrebbe definire, citando il buon vecchio Cormac McCarthy.

L’ultima volta che li vidi, anni fa, conclusero il loro concerto scendendo in mezzo al pubblico, in una apoteosi di freakerie: ci fecero sedere tutti per terra e ci fecero intonare insieme a loro un mantra ossessivo da moderni figli dei fiori che recitava Love and Space all’infinito. Del resto i newyorkesi sono sinceri sostenitori dell’estrema semplicità dell’amore, tanto da averne intitolato un album.

Debuttarono nel 2005 con l’omonimo disco dall’ormai celebre copertina arcimboldesca. Un piccolo miracolo quell’album: lasciò attoniti tutti di fronte a cotanta bellezza e si impose all’epoca come l’ultimo capolavoro di quel nuovo folk americano che a partire dal decennio precedente aveva vissuto un periodo di grazia e rinnovamento. Non bastasse tutto ciò, uno dei pezzi portanti, nel cuore di quel disco perfetto dall’inizio alla fine, era intitolato nientemeno che Italy. Otto minuti di estasi patriottica. Come potevamo resistere agli Akron/Family?

I primi e migliori anni della loro attività sono indissolubilmente legati alla figura del duro ma amorevole padrino Michael Gira, una delle figure imprescindibili della musica americana degli ultimi trent’anni: il leader degli Swans era allora titolare del rimarchevole progetto folk apocalittico Angels of Light e manager fondatore della label Young God. Eccellente artista ma anche talent scout dallo straordinario fiuto. Basti pensare che la sua etichetta ha lanciato Devendra Banhart con un superbo diamante grezzo come Oh Me Oh My e ha pubblicato nel corso degli anni lavori strepitosi di Windsor for the Derby, Wooden Wand e tanti altri.

Insomma, a metà dello scorso decennio gli Akron/Family erano anche la band di Gira, i suoi Angels of Light: a consacrare questa doppia ma comune matrice identitaria arrivò un omonimo split album, cosa che di per sé sarebbe stata del tutto strana se non vi fossero state tali premesse poiché, come è razionale immaginare, non esiste tra i musicisti la consuetudine di realizzare split album bensì solitamente split singles. In definitiva, a brevissima distanza dal debutto uscì quest’altro lavoro altrettanto splendido che proseguiva sulle stesse orme del predecessore e conteneva, tra l’altro, anche una cover di I Pity The Poor Immigrant di Dylan. Ed ecco serviti, anno di grazia 2005, due dischi fondamentali della Family, sotto l’alto patronato Young God.

L’anno successivo giungerà un terzo lavoro per la casa madre: quel Meek Warrior che grazie alla preziosa collaborazione del veterano batterista jazz Hamid Drake aprì alla band nuove prospettive e la portò a battere con decisione territori più free, modellando la fisionomia con cui al giorno d’oggi li identifichiamo maggiormente. Il quarto ed ultimo disco su Young God è ancora una grande prova: Love Is Simple. Poi il divorzio ed il passaggio alla Dead Oceans. Il recente The Cosmic Birth and Journey of Shinju TNT (2011) ci regala una band ancora vulcanica, pronta a scombussolare la tettonica con generose scosse telluriche e a sprigionare come sempre energie positive. Oltretutto il loro concerto di venerdì 23 marzo al Locomotiv club di Bologna si preannuncia imperdibile per una gioiosa peculiarità: sul palco vi sarà anche Kid Millions, portentoso batterista degli Oneida, insieme al quale gli Akron/Family faranno incursioni nel repertorio di entrambe le band e daranno altresì vita a roventi sessions improvvisative in un tripudio da Last Exit to Brooklyn. Apriranno gli italiani Sycamore Age.

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